L'Italia ha scelto di vaccinare la popolazione contro il COVID-19 seguendo un ordine di priorità legato principalmente allo stato di salute e all'età dei cittadini. 

Nonostante le direttive fornite dal Ministero della Salute, ogni regione sta gestendo il proprio piano vaccinale sulla base di quelle che ritiene le proprie priorità. 

Alcune regioni hanno deciso di includere nel proprio piano vaccinale anche alcuni professionisti. 

Dopo che in Toscana è cessata la possibilità di vaccinarsi per avvocati e operatori giudiziari, in Piemonte si inizia a vaccinare chi lavora nelle aziende. 

Alcune categorie di lavoratori tuttavia sono rimaste completamente escluse dal piano vaccinale scatenando numerose polemiche.  

Piano vaccini anti Covid-19 in Italia: quali priorità? 

Il 13 marzo 2021 è stato emesso il piano vaccinale nazionale, studiato tenendo conto delle linee guide volute dal Ministero della Salute. Nonostante questo ogni regione gode di una certa autonomia e può creare un proprio piano vaccinale in base a quelle che ritiene essere le sue priorità.

Lo scopo della campagna di vaccinazione, come si legge sul sito del ministero, è prevenire le morti da COVID-19 e ottenere l’immunità di gregge nel minor tempo possibile.

La campagna vaccinale è stata approvata dall’EMA (European Medicines Agency).

Quella di vaccinarsi o meno è attualmente una scelta dei cittadini, ma il Governo potrebbe renderlo obbligatorio se il tasso di adesione non fosse abbastanza alto, anche se, fino ad adesso, questo problema sembra non esistere.

Le linee guida ministeriali impongono agli enti regionali di stabilire il proprio piano vaccinale tenendo conto del "rischio di malattia, dei tipi di vaccino e della loro disponibilità”.

Secondo questo ordine i primi a potersi vaccinare sono stati gli operatori sanitari e sociosanitari che prestano il servizio in strutture sia pubbliche che private accreditate.

Sempre nella prima fase sono stati vaccinati i residenti e il personale delle residenze per anziani (RSA). Gli anziani sono stati la fascia più colpita durante quest'anno di covid-19, per questo si è scelto di dare la massima priorità ai cittadini in età avanzata, cioè coloro che hanno l'età superiore ai 79 anni.

Le restanti quattro categorie sono suddivise per fascia di età. 

L'Italia ha scelto di vaccinare prima tutti quei cittadini che hanno più possibilità di contrarre il virus e quindi che rischiano maggiormente la vita, ed è per questo che si è scelto di partire dai soggetti considerati più fragili come gli anziani e coloro che sono affetti da patologie gravi.

Sembra, però, che non tutte le regioni stiano davvero rispettando questo criterio. Sorge una questione sulla quale ha senso interrogarci: stiamo davvero vaccinando per primi coloro che rischiano di più?

Vaccini negati agli istruttori di guida 

L’ UNASCA  (Unione Nazionale Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilistica) ha chiesto che gli istruttori delle scuole guida siano inseriti al più presto nel piano di vaccinazione.

Emilio Patella, Segretario nazionale del settore Autoscuole di UNASCA, ha espresso l’augurio di «trovare una soluzione che non penalizzi le autoscuole, più di quanto la carenza cronica di esaminatori già non influisca sui tempi di conseguimento degli esami di guida della categoria B, che ormai raggiunge i 12 mesi in molte parti del Paese».

Non è difficile capire quale rischio corrono lavoratori di questo settore, in modo particolare esaminatori e istruttori, che durante le guide non possono, per ovvie ragioni, mantenere le distanze di sicurezza.

Gli insegnanti e gli istruttori di scuola guida non fanno attualmente parte di nessun piano vaccinale, pur lavorando a stretto contatto con i propri alunni.

Se gli insegnanti passano il loro tempo in aula, e possono quantomeno mantenere le distanze minime di sicurezza non vale lo stesso per gli istruttori di guida, cioè quei docenti che insegnano la pratica seduti a fianco dei loro alunni a cinquanta centimetri di distanza.

Restano esclusi dal piano vaccinale anche gli esaminatori di guida. L'unica tutela presa nei confronti di questi ultimi consiste nello stop posto durante le zone rosse sugli esami per patente B. 

Questa misura può limitare il contagio, ma non rappresenta una vera tutela e, comunque, non coinvolge istruttori e insegnanti di scuola guida, che continuano a svolgere regolarmente il loro lavoro.

Quello che si chiede a chi pratica in questo settore è di rischiare la propria salute e quella degli altri per lavorare, per offrire un servizio indispensabile.

Tra stop e ripartenze varie volute dai vari decreti ad oggi sono centinaia gli studenti in tutta Italia che attendono di poter sostenere gli esami di guida.

Non bisogna dimenticare che questo tipo di attività rappresenta, a tutti gli effetti, piccole imprese,  che oltre a offrire un servizio, garantiscono posti di lavoro.

Anche se molte associazioni, oltre a UNASCA, stanno chiedendo alla propria regione di scegliere di vaccinare il prima possibile chi lavora in questo settore, ancora non è arrivata nessuna risposta.

Niente vaccino per i lavoratori dei supermercati 

Una situazione analoga  è vissuta anche dai lavoratori dei supermercati che si sono visti completamente esclusi dal piano vaccinale dopo che per mesi hanno garantito il servizio, lavorando su turni e mettendo a repentaglio la propria salute e quella nella propria famiglia. 

Secondo alcune indagini, che i Nas hanno svolto negli ultimi giornial supermercato potrebbe essere più facile contrarre il Covid. 

Anche alla luce di questo sorge spontaneo chiedersi: è giusto non prendersi cura di chi si è preso cura di noi nei momenti più neri?

Ci siamo fatti raccontare come sta andando direttamente da Simone , un tiktoker  che lavora in un supermercato e che, in alcuni dei suoi TikTok , ha già parlato della situazione che lui e i suoi colleghi vivono. 

Simone ci ha raccontato che, dopo le restrizioni del primo lockdown, i controlli e le tutele sono diminuite. Molti clienti, probabilmente meno spaventati dalla pandemia, hanno iniziato a non rispettare le regole o addirittura ad eluderle del tutto.

Durante la zona rossa, molte persone hanno aggirato la regola che prevedeva che un solo membro del nucleo familiare potesse fare la spesa, entrando separatamente nei supermercati per poi ricongiungersi all'interno.

Inoltre molte persone, ci racconta ancora Simone, hanno utilizzato i supermercati come “luogo di svago”. Alcuni clienti andavano a fare la spesa praticamente ogni giorno effettuando acquisti da poche decine di centesimi.

“I clienti non ci considerano sempre persone e,  a volte tendono a pensare che sia tutto dovuto, che il nostro sia un lavoro facile e facilmente sostituibile” ci dice Simone.

Quando gli abbiamo chiesto cosa possiamo fare noi consumatori e clienti per aiutare i dipendenti a tutelare la loro salute, lui ha risposto di immaginare semplicemente che in quel supermercato ci lavori nostro figlio o una persona a noi cara.

Rispettare le regole all'interno di ambienti in cui contrarre il virus è più facile, come appunto i supermercati, è particolarmente importante. Attenersi alla linea guida che i supermercati chiedono è una forma di gratitudine e rispetto nei confronti di chi ha garantito un servizio anche nei momenti più bui.

A volte dove non arriva lo Stato può arrivare il buon senso dei suoi cittadini.

I lavoratori tagliati fuori dai vaccini

Anche se qui abbiamo parlato dei lavoratori dei supermercati e degli istruttori di scuola guida, la questione certamente più ampia ed esistono altre categorie di lavoratori che meriterebbero di essere inserite nel piano vaccinale della propria regione.

Il criterio secondo cui si sceglie chi vaccinare sembra essere piuttosto labile. Anche se esistono indicazioni ministeriali, ogni regione gode di una certa autonomia e sta applicando canoni differenti per attuare il proprio piano vaccinale.

Ad esempio proprio in questi giorni sono iniziate le vaccinazioni nelle aziende piemontesi. 

Le scelte di alcune regioni, però, hanno fatto scalpore e creato polemiche.

È il caso della Toscana che aveva scelto di vaccinare avvocati e personale giudiziario, in modo prioritario.

Dopo che questa decisione è stata ampiamente attaccata e criticata, la regione ha chiuso le vaccinazioni per questi soggetti.  

Perché vaccinare gli avvocati e il personale giudiziario, ma non i lavoratori dei supermercati? In quale modo i primi rischiano di contrarre il virus più dei secondi? 

La scelta di vaccinare avvocati e personale giudiziario  aveva come motivazione primaria il fatto che questi svolgessero un “servizio essenziale per il paese”.  Tuttavia questo vale anche per gli istruttori di guida e per i lavoratori dei supermercati, che però non sono stati presi in considerazione. 

A questo punto è impossibile non chiedersi quale sia il criterio con cui una regione sceglie di vaccinare i propri lavoratori.

Offrire il vaccino ai lavoratori che continuano a offrire servizi indispensabili come quelli dei supermercati o delle scuole guida non è solo una necessità, ma è una forma di riconoscimento e rispetto che non può mancare nei confronti di chi ha continuato a lavorare e continua a farlo ogni giorno mettendo a repentaglio la propria salute.