Con l’avvicinarsi dell’autunno, quando riapriranno le scuole, il freddo favorirà la circolazione dei virus e imporrà un minore distanziamento di quello che ci ha protetto durante l’estate, torna a incombere lo spettro del vaccino obbligatorio.

Nonostante la campagna vaccinale stia proseguendo, infatti ancora l’immunità di gregge è lontana. Molti in questi giorni sono i politici, rappresentanti delle categorie produttive e dei lavoratori che insistono verso una presa di posizione del Governo.

A scaldare gli animi, poi ci si mettono anche la variante Delta, particolarmente aggressiva che sta prendendo il sopravvento e la notizia dell’arrivo di una nuova variante isolata in Svizzera, che almeno dai primi rumors sembra ancora più pericolosa di quelle che l’hanno preceduta.

Da chi sollecita l’estensione del vaccino obbligatorio anche ad altre categorie produttive, oltre che a quelle del personale sanitario e scolastico, a chi invece chiede che diventi un obbligo universale, a chi invece semplicemente chiede che si prenda una decisione univoca e certa in un senso o nell’altro. Tutti in sintesi vogliono chiarezza.

Non tutto però in effetti è così semplice: bisogna tenere conto della Costituzione, che autorizza i trattamenti sanitari obbligatori, ma solo in alcune circostanze. Bisogna poi valutare le indicazioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ha fissato paletti precisi.

Vaccino già obbligatorio per i sanitari

I primi sono stati gli operatori della sanità, che all’inizio dell’estate si sono trovati con l’obbligo di sottoporsi alla vaccinazione. Lo ha stabilito il decreto 1° aprile 2021 numero 44 che all’articolo 4 prevede che,

fino a non oltre il 31 dicembre del 2021 o fino a quando sarà dichiarata rientrata l’emergenza legata alla pandemia da covid 19, chi decidesse di non aderire alla campagna vaccinale dovrà essere adibito se possibile a mansioni che non prevedono il contatto con il pubblico, o in alternativa essere esonerato dalle proprie funzioni.

La maggior parte si sono adeguati, mentre una minoranza ha portato avanti le proprie convinzioni e ha ricevuto la lettera di sospensione dal lavoro.

Per il personale scolastico non vaccino, ma green pass

La seconda categoria, a cui è stato imposto l’obbligo di sottoporsi al vaccino, a pena della sospensione del servizio è il personale scolastico. Sono compresi in questa dicitura tutto il personale: dagli insegnanti, al personale ATA che entri a contatto quotidianamente con gli studenti

In questo caso in realtà viene chiesto l’obbligo di avere il green pass, che come noto viene rilasciato non solo a chi abbia ricevuto una dose del vaccino, ma anche a chi si sia sottoposto a un tampone con esito negativo, oppure sia guarito dalla malattia da non più di sei mesi. Eccezioni per chi presenti una certificazione che attesti di non potersi sottoporre al trattamento preventivo per ragioni di salute. 

Per questi soggetti, nel caso non presentino entro cinque giorni il green pass è prevista la sospensione. Mentre è possibile che lo ottengono anche continuando ogni due giorni a sottoporsi a un tampone. Tampone il cui costo, viene coperto dalla scuola solo per chi non possa vaccinarsi per questioni di salute. Tutti gli altri invece se ne dovranno sobbarcare le spese, oppure accettare di essere allontanai dal lavoro.

Per quali nuove categorie il vaccino potrebbe diventare obbligatorio

Sulle categorie che potrebbero a breve essere inserite in una legge che gli impone di sottoporsi al vaccino se intendono continuare a lavorare ci sono diverse proposte, innanzitutto c’è l’ipotesi dei lavoratori della pubblica amministrazione. Si tratta di una ipotesi che non è stata esclusa dal Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta partendo dal presupposto che chi abbia bisogno di rivolgersi a un ufficio pubblico debba poterlo fare in sicurezza.

Si basano sullo stesso presupposto anche le ipotesi di imporre l’obbligo se non del vaccino, quantomeno del green pass anche a chi lavori nel settore dei trasporti pubblici, nella grande distribuzione o che comunque si occupi di servizi essenziali.

Un modo, in sostanza per evitare di bloccare il paese, che anche nella malaugurata ipotesi di dover essere nuovamente messo in lockdown, potrebbe contare sulla messa in sicurezza delle categorie di lavoratori che occupano i posti strategici.

Per i sindacati vaccini obbligatori, ma solo per legge

C’è poi chi invece ritiene che il vaccino debba diventare un obbligo esteso a tutti. In particolare lo ha chiesto la CISL nel corso del meeting di Rimini. Lo ha chiesto il sottosegretario del sindacato Luigi Sbarra facendo appello alla necessità di liberarsi dal virus per tornare a una vita normale che consenta di imboccare definitivamente la strada della ripresa e dello sviluppo.

L’appello del sindacalista è rivolto al Governo al quale spetta promuovere la legge che poi dovrebbe essere approvata dal Parlamento. Si sostiene che la limitazione della libertà personale dei no vax sarebbe ampiamento compensata dall’interesse generale della comunità che si intende perseguire.

Da parte della CGIL la posizione è grosso modo la stessa: il segretario Maurizio Landini invita il Parlamento a mettere in campo una legge che regolamenti l’obbligo del vaccino. La situazione attuale, basata sul green pass, invece starebbe portando verso discriminazioni e ghettizzazioni di chi ne sia privo.

Confindustria: vaccino obbligatorio da subito

Il presidente della Confindustria Carlo Bonomi alza il tiro, e chiede di accelerare il più possibile il tempo senza aspettare che sia il Parlamento ad approvare una legge. Si chiede che siano le stesse aziende a prendere la situazione in mano e che non potendo imporre il vaccino, quantomeno impongano il green pass per accedere a qualsiasi area delle aziende comprese sia la zona dedicata alla produzione che le mense e i locali comuni.

Farlo sarebbe abbastanza agevole, semplicemente modificando i piani aziendali per la sicurezza che ogni datore di lavoro è obbligato a compilare. Negli stessi dovrebbe essere aggiunto l’obbligo di una certificazione che a tutela della salubrità dei locali e della salute dei lavoratori, attesti che non siano contagiosi.

Per imporre il vaccino bisogna fare i conti con la Costituzione

In realtà anche se è stato ribadito più volte che imporre un vaccino non sia anticostituzionale, è comunque necessario fare i conti anche con questa norma. La nostra Costituzione all’articolo 32 stabilisce che

la tutela della salute è un diritto fondamentale di ogni cittadino, ma è anche un interesse della collettività.

È proprio il riferimento all’interesse della collettività che apre uno spiraglio alla possibilità che anche un vaccino possa essere imposto, per esempio a chi voglia intraprendere una professione che preveda il contatto con molte persone e che quindi renda quel soggetto un potenziale diffusore di una malattia per la quale non sia immunizzato.

Corte Costituzionale: i vaccini sono una scelta logica

È intervenuta in tema di vaccini la Corte Costituzionale chiamata a valutare la legge che nel 2017 ha reso obbligatorio vaccinarsi contro alcune malattie per tutti i ragazzi fino ai 16 anni. In quell’occasione con la sentenza numero 5 del 2018 la suprema corte ha detto che

non è irragionevole la scelta di imporre il vaccino perché ha lo scopo di tutelare sia la salute individuale che quella collettiva. Parla inoltre di un dovere di solidarietà in capo a tuti i cittadini di fare il possibile per prevenire e limitare la diffusione di malattie.

Ha inoltre rilevato che vista la situazione che stava vedendo una progressiva diminuzione delle vaccinazioni con conseguente aumento del rischio giustificava pienamente la scelta di superare la strategia della persuasione e orientarsi verso quella dell’imposizione.

Vaccini obbligatori solo se sicuri

Anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è trovata a decidere in merito alla possibilità che uno stato imponga un vaccino obbligatori. Anche in questo caso il tema sottoposto al tribunale era quello della vaccinazione dei bambini. Si tratta comunque di una questione di principio applicabile anche ad altri casi.

Con la sentenza 116 dell’8 aprile 2021 la corte ha deciso che

imporre un vaccino non è necessariamente una illegittima invasione della vita privata come tutelata dall’articolo 8 della Convenzione EDU. Purché questa ingerenza sia stabilita da una legge e sia sufficientemente chiara e precisa

da consentire ai soggetti a cui è diretta di comprenderne correttamente il contenuto e eventualmente valutare le conseguenze nel caso decidano di non rispettarla.

Nel caso specifico poi la corte rileva che sia dimostrato che la vaccinazione infantile sia efficace e sicura.  Deve inoltre essere garantita l’esenzione per i soggetti che presentano controindicazioni alla vaccinazione.

Attenzione da parte dello stato deve essere diretta nella scelta del vaccino che sia più efficace e sicuro e impegno a monitorare costantemente la situazione introducendo degli stop, o delle modifiche alla campagna vaccinale nel caso si riscontrassero effetti collaterali. 

Sottolineata inoltre la necessità che vengano rispettati i principi della proporzionalità sia per quanto riguarda i benefici da ottenere grazie a queste imposizioni, sia in merito alle sanzioni. Infine necessità che sia prevista una efficiente e semplice modalità di ricorso per chi ritenesse che un proprio diritto si stato violato.

Vaccino obbligatorio solo per legge

Nel secondo comma l’articolo 32 della Costituzione aggiunge che

i trattamenti sanitari possono essere imposti solo per legge. La norma dovrà evitare che il trattamento ecceda i limiti imposti dalla protezione dei diritti umani.

Perché imporre un vaccino sia un atto costituzionalmente legittimo, quindi la prima questione da verificare è di ordine formale. Solo una legge lo può imporre. Con legge si intendono le norme che sono approvate da entrambi i rami del Parlamento. Vista la delicatezza del tema i padri costituenti hanno ritenuto che andasse valutato con attenzione e fosse preceduto anche da un dibattito di tipo politico.

Da questo discende che un obbligo vaccinale non potrà mai essere imposto con un decreto ministeriale o del governo e tanto meno da una singola regione. Escluso inoltre che sia il datore di lavoro a imporre ai propri collaboratori un trattamento sanitario di qualsiasi tipo, a meno che sia stato delegato a farlo dal Parlamento.