Perché la BCE non ha ancora tagliato i tassi sui mutui: ecco il motivo

La BCE potrebbe non essere ancora pronta ad un taglio dei tassi d'interesse i cui effetti potrebbero danneggiare l'economia europea.

Se negli scorsi mesi l’opinione comune dei mercati era che, tra secondo e terzo trimestre dell’anno, la BCE avrebbe dato via al taglio dei tassi d’interesse, a marzo inoltrato quell’opinione sembra sfumare e il taglio dei tassi d’interesse un illusione che potrebbe tornare nel campo delle possibilità non prima dell’estate.

Ma come mai, cosa sta succedendo in Europa e perché la riunione del direttivo BCE ha lasciato i tassi di interesse invariati?

Perché la BCE ha aumentato i tassi d’interesse

Dopo quasi due anni di rincari costanti ai tassi d’interesse da parte della BCE, la Banca Centrale Europea, così come altre banche centrali, ad esempio la Fed negli USA o la Bank of England nel Regno Unito, è impegnata in un’assidua lotta all’inflazione, nell’obbiettivo di riportare l’economia a livelli sostenibili.

L’inflazione gioca un ruolo centrale nelle decisioni della BCE il cui obbiettivo primario, da almeno 18 mesi, è quello di riportare l’inflazione ad un livello sostenibile nell’ordine del 2%, traguardo che negli scorsi mesi sembrava prossimo all’arrivo ma che, nelle ultime settimane, ha visto un improvviso allontanamento e, secondo le ultime stime, l’inflazione potrebbe non scendere sotto il 2,7%.

Inflazione in calo

Le mosse della BCE, negli ultimi 18 mesi, hanno contribuito in modo significativo, ad un rallentamento dell’inflazione che, nel 2022 aveva raggiunto il livello record del 10,6%, assestandosi, a febbraio 2024 al 2,6%, un livello relativamente soddisfacente ma, avverte la BCE, ancora lontano dal target designato.

L’inflazione Core invece, su cui la politica monetaria ha un impatto maggiore, è, per il momento, al 3,3% e secondo le proiezioni continua a calare in modo regolare.

Le preoccupazioni della BCE e dei mercati riguardano soprattutto l’impatto dei mercati energetici sull’inflazione. Il campo energetico, che nel 2022 ha contribuito ad accelerare l’aumento dell’inflazione a causa del conflitto in Ucraina, torna ora ad essere un nodo chiave per via dei disordini del Mar Rosso, che, nel 2024 rappresentano una delle principali vie di accesso per numerose risorse energetiche, tra cui, carburanti, petrolio e gas naturale.

Senza entrare troppo nel merito della questione, i disordini del Mar Rosso, osservano gli esperti, hanno causato e rischiano di causare numerosi problemi alle forniture di carburante, greggio e gas naturale, di conseguenza potrebbero innescare un nuovo innalzamento dell’inflazione che si stima possa incidere sull’inflazione generale per lo 0,6%. Tale valore si traduce in un significativo ostacolo per i programmi della BCE la cui strategia di rincari del tasso d’interesse puntava a stabilizzare l’inflazione intorno al 2%.

In conclusione quindi, la nuova configurazione dello scacchiere geopolitico, rischiano di congelare la discesa dell’inflazione, il cui livello potrebbe non scendere oltre il 2,6%.

Cosa costituisce l’inflazione Core

La politica monetaria della BCE è definita, come più volte ha riferito Christine Lagarde, da una serie di valutazioni sui dati più recenti e de facto, attuata navigando a vista. Più precisamente, la BCE guarda ai dati e soprattutto alle proiezioni, che costituiscono la base delle proprie decisioni.

Più nel dettaglio, l’analisi dei dati dell’ultimo periodo, mostra una maggiore difficoltà nel rallentamento dell’inflazione sui servizi che a febbraio 2024 ha raggiunto il 3,9%, dopo un lungo periodo di stallo al 4%.

L’altra componente dell’inflazione Core, relativa ai beni manifatturieri invece, tende a scendere più rapidamente, per effetto di una maggiore apertura del settore alla concorrenza internazionale.

Inflazione trimestrale non soddisfacente

Se si guarda all’inflazione trimestrale annualizzata, il dato non appare soddisfacente, e anzi, sono evidenziati alcuni elementi di incertezza che potrebbero preoccupare la BCE facendola desistere dall’ipotesi di possibili tagli al tasso d’interesse.

I dati trimestrali, sono fortemente influenzati da oscillazioni stagionali e in generale tendono ad una contrazione nel periodo di novembre, seguita da un rincaro a febbraio, c’è quindi attesa di una tendenza al rialzo che potrebbe essere superiore al rialzo registrato nel 2023.

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Il nodo retributivo

Come anticipato, la BCE nel definire la propria politica monetaria, tiene conto di diversi fattori e se da un lato l’Inflazione, soggetto d’interesse della politica monetaria, gode di una posizione centrale, vi sono anche altri fattori che incidono nelle decisioni della BCE, tra questi i livelli di occupazione, la crescita economica ed i livelli retributivi.

A febbraio 2024 l’occupazione nell’eurozona è ai massimi storici, con un livello medio di disoccupazione al 6,4%, mentre i salari sembrano mediamente in aumento, si registra infatti un rialzo a fine 2023 del 4,46%.

Rendimento delle obbligazioni a breve termine ai massimi storici

I tassi d’interesse della BCE impattano in modo diretto sui rendimenti dei bond, in particolare quelli a breve termine che, ad inizio 2024 sono ancora a livelli elevati e, contrariamente a quanto si pensava negli scorsi mesi, ancora lontani da un calo significativo dei rendimenti.

Un discorso leggermente diverso riguarda i rendimenti a medio termine che, se pur in rialzo rispetto a qualche settimana fa, sono al momento a livelli inferiori rispetto a quelli registrati a giugno 2023.

Prestiti e liquidità alle aziende

Ultimo tassello del puzzle finanziario su cui la BCE è chiamata ad interrogarsi a monte delle proprie decisioni, riguarda l’accesso al denaro, in particolare i finanziamenti e prestiti alle imprese non finanziarie che, secondo quanto osservato, sono al momento a livelli analoghi a quelli registrati tra luglio ed agosto 2022, ovvero nel periodo in cui sono iniziati gli aumenti del tasso d’interesse.

Cosa deciderà la BCE

Ora che tutti gli elementi sono riuniti, la BCE deve prendere una decisione che riguarderà il futuro dell’economia europea. I dati raccolti ed elaborati mostrano che, se bene ci siano alcuni scogli lungo il percorso, la rotta designata sta funzionando, la navigazione appare incerta ma all’orizzonte, ancora lievemente avvolta dalla foschia, si inizia ad intravedere il traguardo.

Da qui la decisione sul taglio dei tassi d’interesse appare complicata, poiché, i risultati conseguiti fino a questo momento e lo scenario in cui si trova l’Eurozona, sottolineano che, i rischi di un taglio anticipato, potrebbero essere superiori a quelli di un ritardo nei tagli.

Il principale rischio di un ritardo nei tagli, come si ripete da quasi due anni, è rappresentato dallo spettro della recessione che, ancora aleggia sull’Europa, ma ancora non si concretizza, dall’altro lato invece, un taglio anticipato, potrebbe vanificare mesi di sacrifici e costare all’Europa più del previsto.

Antonio Coppola
Antonio Coppola
Copywriter, classe 1989. Sono nato a Napoli. Laureato in Storia Contemporanea e specializzato in geopolitica e relazioni internazionali presso l'Università di Pisa, nella vita mi occupo di divulgazione, marketing e comunicazione. Scrivo sul web da oltre 10 anni. Appassionato di scrittura e tecnologia, ho collaborato con diversi portali e riviste di settore nel mio campo e nel 2012 ho avviato un mio progetto di divulgazione storico culturale ed un podcast, grazie ai quali ho avuto modo di stringere collaborazioni con aziende, enti e riviste di settore ed ho avuto modo di esplorare e approfondire il mondo della SEO e del Web Marketing.
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