Credit Suisse, cosa è successo. Ripercorriamo i motivi del crollo

Credit Suisse ha perso oltre il 24% in borsa in poche ore, mettendo in crisi l'intero sistema bancario europeo. Ecco cosa è successo.

A pochi giorni dal crack di Silicon Valley Bank, l’istituto bancario svizzero Credit Suisse ha perso oltre il 24% in borsa in poche ore, innescando una crisi nell’intero sistema bancario europeo che ha sollevato non poche preoccupazioni nei mercati. Ma le ragioni della crisi di Credit Suisse sono ben più profonde e iniziano oltre un anno fa, ecco cosa è successo alla banca svizzera nell’ultimo anno.

Il crollo di Credit Suisse

Il crollo in borsa di Credit Suisse che ha fatto perdere al titolo oltre il 24% in borsa, avvenuto a pochi giorni dal crack di Silicon Valley Bank, è solo l’ultimo pezzo di una più articolata crisi dell’istituto bancario svizzero in corso da oltre un anno.

A dare il via al crollo in borsa di Credit Suisse, e di conseguenza alla crisi bancaria in Europa, sembra vi sia stata la decisione di Saudi National Bank, di non sostenere la banca svizzera in un possibile nuovo aumento di capitale.

Il mancato sostegno di Saudi National Bank nei confronti di Credit suisse ha innescato una serie di vendite di titoli bancari in Europa alimentati dalla paura di una possibile crisi del sistema bancaria causata dal fallimento della banca svizzera e dall’attesa delle nuove decisioni della BCE sui tassi di interesse.

Questo avvenimento è particolarmente significativo poiché durante l’ultimo amento di capitale dell’istituto elvetico, Saudi National Bank, ha acquisito una quota del 9,88% del capitale di Credit Suisse, seguita da Qatar Holding che ne ha acquisito il 5,03% e Olayan Group che ne ha acquisito il 4,93%, portando così la maggioranza dell’istituto svizzero sotto il controllo di fondi e istituti risiedenti nell’area del golfo persico e facendo di Saudi National Bank, l’azionista di maggioranza con una quota del 37%.

La crisi di Credit Suisse

Il mancato sostegno all’aumento di capitale di Credit Suisse è riconosciuto come il fattore scatenante dell’ultimo crollo del titolo elvetico in borsa, ma questo avvenimento è solo l’ultimo di una lunga serie sfavorevole di eventi che hanno visto protagonista il titolo di Credit Suisse che, nel corso dell’ultimo anno ha perso oltre il 72% del proprio valore, passando da un valore di circa 7,14 CHF ad azione registrato a metà marzo 2022, a meno di 2 CHF ad azione registrato a metà marzo 2023.

In effetti il 2022 non è stato un anno positivo per Credit Suisse, non solo sul piano finanziario, ma anche sul piano interno. Già lo scorso ottobre 2022 la banca svizzera soffriva la propria crisi interna e avviava un processo strategico di raccolta di capitale attraverso la liquidazione di alcuni asset e proprietà da un lato, e tentando un aumento di capitale, aumento di capitale che ha visto il trasferimento del controllo dell’istituto verso il golfo persico.

Il 2022 è stato un anno difficile per Credit Suisse, e, secondo l’amministratore delegato Ulrich Koerner, anche il 2023 sarebbe stato, probabilmente un anno difficile in cui l’istituto avrebbe registrato nuove perdite. Perdite che nel 2022 hanno superato i 7,3 miliardi di franchi svizzeri secondo l’ultimo report annuale.

Queste perdite sono state in parte un eredità di quanto accaduto nel 2021, anno in cui a causa della pandemia, del contenimento della spesa e dell’aumento delle giacenze bancarie, diversi fondi speculativi come USA Archegos Greensill sono falliti, costando alla banca svizzera oltre 1,5 miliardi di franchi.

Complessivamente le perdite di Credit Suisse tra il 2021 e il 2022 sfiorano i 9 miliardi.

Credit Suisse gli esperti del settore

La situazione di Credit Suisse è indubbiamente complessa e controversa e sul suo destino, vari esperti del settore hanno opinioni contrastanti, nello specifico, Robert Kiyosaki, imprenditore statunitense noto per aver previsto il crack della Lehman Brothers nel 2008, Credit Suisse sarà la prossima vittima dell nuovo corso monetario in cui, come sottolinea Larry Fisk, si pagherà il prezzo di decenni di denaro facile. Di opinione differente invece è Nouriel Roubini secondo il quale, Credit Suisse si colloca in un limbo per cui l’istituto bancario è troppo grande per fallire, ma anche per essere salvata.

Programma di riorganizzazione di Credit Suisse

La crisi interna di Credit Suisse ha spinto l’amministratore delegato a varare un programma di riorganizzazione e ridimensionamento dell’istituto, dalla durata triennale, il cui intento è quello di salvare l’istituto bancario.

I punti principali del programma strategico voluto da Koerner sono sostanzialmente 3, contenimento della spesa, ricollocamento degli asset, e ricerca di nuovi investitori.

Il contenimento della spesa ed il ricollocamento degli asset è già stato avviato ed ha portato l’istituto a liquidare diverse attività, tra cui il Savoy Baur Hotel di Zurigo, per quanto riguarda invece la ricerca di nuovi investitori, il no di Saudi National Bank, al sostegno ad un nuovo aumento di capitale, potrebbe complicare le cose.

Antonio Coppola
Antonio Coppola
Copywriter, classe 1989. Sono nato a Napoli. Laureato in Storia Contemporanea e specializzato in geopolitica e relazioni internazionali presso l'Università di Pisa, nella vita mi occupo di divulgazione, marketing e comunicazione. Scrivo sul web da oltre 10 anni. Appassionato di scrittura e tecnologia, ho collaborato con diversi portali e riviste di settore nel mio campo e nel 2012 ho avviato un mio progetto di divulgazione storico culturale ed un podcast, grazie ai quali ho avuto modo di stringere collaborazioni con aziende, enti e riviste di settore ed ho avuto modo di esplorare e approfondire il mondo della SEO e del Web Marketing.
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