Cattive notizie, i tassi dei mutui aumenteranno ancora a febbraio. Cosa succederà

Invece di un allentamento, la BCE torna ad aumentare i tassi d'interesse sui mutui da febbraio. Ecco quali saranno le conseguenze

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La speranza di un allentamento dei mutui a partire di inizio 2023 sembra ormai vana. La BCE fa sapere che per il mese di febbraio saranno previsti altri aumenti sui tassi di interesse, con inevitabili ripercussioni su finanziamenti, prestiti e mutui.

Una mossa sempre indirizzata a ridurre quanto più possibile l'inflazione, ancora troppo alta per gli standard della BCE. Ma tutto ciò potrebbe diventare troppo oneroso per coloro che negli ultimi mesi hanno contratto un mutuo a tasso variabile.

Infatti gli scenari non sono affatto rosei davanti alla prospettiva di un nuovo aumento dei tassi.

Verso un nuovo aumento dei tassi a febbraio: la conferma dal Comitato Esecutivo

A confermare questo nuovo aumento dei tassi sui mutui è una delle rappresentanti del Comitato Esecutivo della BCE, Isabel Schnabel.

Durante un simposio a Stoccolma, organizzato dalla Sveriges Rlksbank, la Schnabel ha dichiarato che la BCE continuerà la sua politica anti-inflazionistica, basata principalmente sull'aumento vertiginoso dei tassi d'interesse. Come riportato dall'ANSA:

"[...] i tassi d'interesse nell'area euro devono ancora salire "significativamente" [...] perché "l'inflazione non scenderà da sola".

Una dichiarazione che potrebbe influenzare negativamente il settore finanziario e bancario nei prossimi mesi, anche davanti al rischio concreto di dover proporre o rinegoziare mutui con tassi troppo onerosi per i propri clienti.

Cosa accadrà dal prossimo mese per i tassi sui mutui

Per anni i tassi d'interesse sono sempre rimasti sostanzialmente stabili, e ciò ha permesso di poter proporre finanziamenti e mutui con tassi accettabili per la maggior parte dei contraenti.

Addirittura, in un periodo in cui l'Euribor, l'indice dei tassi d'interesse variabili, era rimasto in negativo da oltre 7 anni (2015-2022), a molti è convenuto stipulare finanziamenti e prestiti con quel tipo di tasso d'interesse.

Il vantaggio di un mutuo a tasso variabile è stato proprio questo: essere nettamente inferiore a quello fisso, in genere più alto rispetto a quello variabile.

Così è stato fin quando la BCE non ha deciso da settembre 2022 di alzare i tassi in maniera vertiginosa, davanti ad un'impennata dell'inflazione su scala europea.

Ciò ha portato ad un rialzo a gennaio 2023 di ben 260 centesimi, da 0,21 a 2,84 nell'Euribor. Di contro, l'Eurirs è rimasto stabile, dopo essere sceso a inizi dicembre ed essersi rialzato a fine dicembre.

La prospettiva nel lungo periodo è quella di ritrovarsi con questi due scenari:

  • se neo-contraente di un mutuo a tasso variabile, un interesse a rata attorno all'3,57%, col rischio di pagare anche una rata di 1.007 euro;

  • se già contraente di un mutuo a tasso variabile, una spesa extra a fine anno di 1650 euro in più.

Converrebbe procedere alla rinegoziazione, o addirittura alla surroga, ma non sempre è così facile ottenerla.

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Quando potrebbero aumentare i tassi sui mutui nel 2023

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i tassi sui mutui potrebbero arrivare al 4% se la BCE in primavera dovesse alzare il tasso fino al 3%, come è in programma di fare.

A livello pratico, questi aumenti potrebbero far impennare la spesa sui mutui più di quanto stimato dal Governo a inizio anno. Una spesa che ricadrà principalmente sulle famiglie, che già devono affrontare un rincaro dei prezzi del carburante a causa della fine dello sconto sulle accise.

Anche nel caso di mutui agevolati, come quello per gli under 36, questo aumento dei tassi sarà gravoso sulla loro rata. Mutuionline.it aveva già stimato una rata mensile media di 747 con un TAN al 1,15%.

Si parla di un aumento del 5% su base mensile. Se quel mutuo fosse ventennale, si rischierebbe un aumento di 7.700 euro nell'importo del finanziamento concordato.

Tutto questo diventerebbe ancora più oneroso per il contraente in caso di nuovi aumenti nel 2023, anche dello 0,5%. In tal caso, non ci sarebbe nemmeno più alcuna differenza tra i due tassi d'interesse, variabile e fisso.

Nel frattempo sono già aumentati le richieste di surroghe, grazie anche all'agevolazione disposta dal Governo per fronteggiare questa impennata. A preoccupare sarà ovviamente un'altra impennata, quella dell'inflazione.

Con l'aumento del corso del denaro stimato a 3,5% per fine 2023, si teme un'inflazione al 5,5%. Solo nel 2024 la situazione sarà più rosea, a patto che non accadano altri sconvolgimenti internazionali.

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