Raider Tax, da mesi se ne parla in un quadro inevitabilmente ancora molto confuso. La riformulazione fiscale delle transazioni finanziarie, destinata a sostituire la Tobin Tax, è ancora a livello di disegno di legge, con primo firmatario Mario Turco, senatore del Movimento 5 Stelle, componente della commissione Finanze di Palazzo Madama e docente di Economia aziendale all’Università del Salento. Le intenzioni sono di colpire soprattutto gli operatori professionali o – per dirla nel linguaggio dei politici – gli speculatori. Nel mirino quindi derivati e vendite allo scoperto nonché criptovalute. Ma non solo. Le ultime informazioni aggiungono due aspetti relativi al mondo obbligazionario: il primo riguarda l’innalzamento dell’aliquota fiscale per chi fa trading di Btp lunghi, con il passaggio dall’attuale 12,5% al 26% e l’equiparazione quindi ai bond non governativi; il secondo consiste nel castigare le vendite allo scoperto di titoli di Stato, penalizzandole con un prelievo aggiuntivo dello 0,5% riferito all’importo del contratto. 

Una vecchia idea

La proposta del 26% di tassazione per i Btp non è nuova. Era già stata avanzata in passato ma questa volta – fatto alquanto curioso – colpirebbe solo le emissioni con vita residua oltre i 10 anni, il che porterebbe a evidenti forzature, poiché concentrerebbe gli acquisti solo su parte della curva, data la notevole differenza di aliquota. Il tutto solleva poi ulteriori interrogativi: e gli altri titoli di Stato, ovvero quelli stranieri,  resterebbero al 12,5%? Cosa succederebbe agli Etf con sottostanti diverse scadenze di Btp? Seguirebbero lo stesso trattamento? Si è pensato al fatto che i Btp sono quotati sul Mot ma anche su molte Borse europee, nelle quali le vendite allo scoperto potrebbero tranquillamente continuare? Un caso fra i tanti: il 2,7% scadenza 2047 è trattato almeno su quattro exchange regolamentati tedeschi (Berlino, Düsseldorf, Monaco e Stoccarda), come pure sul Send, Sistema electronico de negociacion de deuda spagnolo, nonché naturalmente sulle piattaforme di tantissimi broker. Sarebbe impossibile imporre una tassazione extra per chi scegliesse di operare fuori da confini nazionali, prassi molto semplice per gli istituzionali. E’ quindi evidente che si determinerebbero delle storture, così come già sperimentato con la Tobin Tax.