Le probabilità che la Fed tagli i tassi – almeno una volta – nel corso del 2019 non vengono più taciute nemmeno dai big dell’asset management finanziario, per i quali la notizia non è certamente positiva. Proprio nelle ultime ore si sono sentite prime dichiarazioni in tal senso, seppur attorniate dai condizionali del caso. Le parole e le ipotesi valgono in ogni caso poco in un mondo in cui ormai si dice tutto e il contrario di tutto. Un po’ di verità la raccontano solo i numeri e ad essi ci affidiamo per fiutare le evoluzioni in atto.

Decennale al 2,4%

Il rendimento è retrocesso sui livelli del dicembre 2017. Allora il Federal Fund Rate si collocava all’1,5% (data della modifica il 13 dicembre). Attualmente si situa al 2,5%, ultima tappa di una progressività nel tempo così evoluta: 0,5% il 15/12/2015, 0,75% il 14/12/2016, 1% il 5/3/2017, 1,25% il 14/6/2017, 1,5% - come già detto – il 13/12/2017, 1,75% il 21/3/2018, 2% il 13/6/2018, 2,25% il 26/9/2018 e infine 2,5% il 19/12/2018. Naturalmente non esiste una relazione automatica che porti a ipotizzare – essendo il decennale al 2,4% - che il tasso Fed approdi all’1,5%! E’ il trend a dover essere preso in considerazione e questo risulta appunto ribassista, il che significa rialzo delle quotazioni dei Treasuries a dieci anni, conferma di una propensione del mercato ad anticipare un calo dei tassi, magari solo marginale. Lo ratifica la quotazione del più utilizzato attualmente fra i T-Bond a 10 anni presenti su Tlx, il 5,25% scadenza 15/2/2029 (Isin US912810FG86), salito negli ultimi mesi da 117,75 a 124,3 $, movimento comunque non così accentuato come lo yield di riferimento farebbe pensare. Torniamo a quest’ultimo. La flessione è in corso da tempo e potrebbe trovare un’area di stabilizzazione fra il 2,3 e il 2,2%.