Cosa ribadisce il Future

Riprova netta, con il derivato sul Treasury a 10 anni rialzista, al punto tale che la relativa media mobile a 200 sedute è inclinata all’insù, le trendline pure e la quotazione vicina a quota 125, con un’accelerazione proprio nelle ultime sedute. Anche qui si conferma pertanto che la politica Fed sta per entrare in una fase di ripensamento, forse più veloce di quanto non si creda. Ovviamente negli ambienti della Banca centrale i termini utilizzati per spiegare l’evoluzione in corso sono politici: si parla di accomodamento, termine con cui si vorrebbe dire mantenimento dello “statu quo ante”, cioè immobilismo. Esistono tuttavia due variabili di cui forse il mercato non tiene conto e che potrebbero alimentare un rialzo dell’inflazione: sono i dazi con la Cina (che aumenteranno i prezzi di vari prodotti) e il petrolio, nuovo terreno di scontro nello scacchiere sempre più pericoloso delle relazioni fra Washington e Pechino. 

Dove sta la verità?

Impossibile dirlo poiché non la conosce nessuno in un conflitto ormai solo politico fra le due maggiori potenze del mondo e fra Trump e la stessa Fed. Evoluzioni e involuzioni possono realizzarsi nell’arco di poche ore ma agli investitori interessa capire come muoversi nella fase attuale. I numeri fanno presagire un possibile taglio dei tassi nel corso del 2019, che le quotazioni di Treasuries e corporate Usa già scontano. Un immediato punto di riferimento resta naturalmente il rendimento del decennale. In presenza di ulteriori compressioni il segnale diventerebbe allarmante, portando – come primo passo – alla vendita di eventuali tassi variabili in dollari presenti in portafoglio. E’ ad ogni modo probabile che la risposta si avrà presto: quanto avverrà nel mese di giugno consentirà infatti maggiore chiarezza sulle possibili evoluzioni della politica monetaria Usa.