Da tempo si dice che il 2019 sarà l’anno delle valute emergenti ma finora di forti movimenti rialzisti non se ne sono visti. Qualcosa si è messo in moto, poco però (salvo per rublo e peso messicano), rispetto alle previsioni ottimistiche di fine 2018. Facciamo allora il punto sulle maggiori “movers” del settore, ricordando che è pur sempre qui il rendimento per chi opera attivamente con le obbligazioni.

Sul rublo il movimento c’è

Dai picchi a 80 di fine dicembre la valuta russa è progressivamente tornata sotto quota 73 contro euro, con una volatilità comunque in contrazione. Secondo alcune stime di vari analisti Forex il rublo è la moneta più sottostimata, complici vari fattori. C’è così abbastanza ottimismo sul proseguimento del trend, come conferma l’analisi tecnica: su base “daily” indicatori e medie mobili sono per il buy, il che trova una convalida anche su periodicità “weekly”, mentre su quella mensile si passa a una valutazione neutrale, fatto inevitabile considerando la forte fluttuazione ribassista iniziata nel 2017 e proseguita nel 2018. Adesso si tratta di capire se l’“upside” su euro e dollaro proseguirà in maniera congrua. Un vero segnale di forza si manifesterebbe alla rottura dei 69,5 Eur/Rub, livello che equivarrebbe allo sfondamento di varie medie mobili relative alle sequenze settimanali e mensili, quelle logicamente più significative. 

Il rand migliora ma di poco

Il mercato si è già varie volte illuso sui rafforzamenti della divisa sudafricana, iniziati soprattutto a fine 2017 e manifestatisi di nuovo nello scorso mese di dicembre e infine a marzo, tutti ben presto inficiati però da successivi movimenti ribassisti. Il superamento intraday, nella seduta di venerdì, dei 15,8, dove si colloca una resistenza per il rand nel cross con l’euro, non è in realtà un segnale forte, che si verificherebbe invece con lo scavalcamento della successiva resistenza a 15,07. E’ pur vero che le prospettive economiche del Paese sono soddisfacenti, soprattutto se si guarda all’andamento dell’oro, cui il rand è strettamente correlato. Si attende quindi una fase di volatilità del cross almeno fino all’area appunto dei 15.