Il mercato è spaccato in due: da una parte c’è chi comincia a valutare i primi riacquisti di Btp e compagni e dall’altra chi sconsiglia il “buy” rimandandolo solo a quando ci saranno avvisi di effettiva stabilizzazione delle quotazioni. E’ un confronto in realtà un po’ privo di senso, perché gli indicatori sono ancora tutti improntati a successivi cali e quindi aumenti dei rendimenti. Ma dove potrebbe andare quello del decennale? Proviamo a fare un po’ di calcoli.

Tanti conteggi non portano chiarezza

Contro il 3,62% di ieri sera, calcolando i pivot point, utili a individuare potenziali resistenze (in questo caso i supporti contano poco) e quindi possibili approdi nel rialzo dello yield, si individuano un 3,67% e un 3,74% come punti di arrivo in base alla periodicità giornaliera. Che in una fase così violenta rischia però di essere poco attendibile. Meglio trasferirsi allora su quella settimanale, dove si riscontra un 3,88%, mentre sulla mensile ci si sposta poco sopra il 3,94%. Il fatto che tutti questi riferimenti appaiano un po’ improvvisati (non in termini tecnici quanto di continuo rapidissimo riadeguamento) porta a una certa imprecisione nel definire i potenziali attracchi futuri. Alcuni analisti ne pongono uno al 4%, oltre appunto il 3,94% dei calcoli matematici, il che scaturisce forse dal fascino per tutto quanto fa cifra tonda. La violenza del movimento rialzista dello yield è avvalorata dalle stesse medie mobili, ormai inadeguate a fornire indicazioni attendibili, poiché daily e weekly sono state superate di prepotenza. C’è però una sorpresa. Valutando la monthly, il rendimento sta per raggiungere la relativa m.m. a 200 sedute. Il suo valore si colloca infatti al 3,79%, avendo subito una forte pressione ribassista da Quantitative Easing. Costituisce un possibile obiettivo? E’ accaduto in campo obbligazionario che la 200 mensile rappresentasse una barriera ma ciò potrebbe non ripetersi questa volta.