Quando si opera sui mercati finanziari con qualsiasi tipo di strumento spesso se ne identificano alcuni con cui ci si sente più a proprio agio per l’operatività veloce. Nel caso dei Btp è indubbio che i trader intraday o intraweek utilizzano preferenzialmente gli oltre ventennali, di solito in testa alla classifica dei più trattati giornalmente, salvo in sedute particolari. In realtà numeri e analisi della volatilità stanno portando alla luce altri Buoni del Tesoro che si rivelano da qualche settimana campioni di variabilità delle quotazioni nell’arco delle singole sessioni di contrattazioni. Hanno soprattutto scadenze nella parte lunga ma non lunghissima della curva, abbastanza instabile nelle ultime fasi dei mercati, sebbene perno dei movimenti si confermi il 5 anni. 

A confronto

Il Btp 3,75% 2024 in effetti evidenzia una certa volatilità (6,3% su base semestrale) ma meglio e non di poco si piazzano il 3,5% 2030 (9,1%), il 5% 2034 (9,8%) e soprattutto il giovane 3,35% 2035, di cui non si dispone ancora del relativo dato riferito a 180 giorni ma che su periodi più corti batte i diretti concorrenti, rivelandosi ottimo indicatore di sentiment dei mercati. Nelle ultime due settimane ciò si è accentuato, con variazioni intraday alquanto accentuate, come testimoniano le singole sedute caratterizzate da candele con significativi baffi extra corpo, le cosiddette “upper” e “lower shadows”. In effetti il 3,35% 2035 già dall’esordio sui mercati a metà gennaio è uno dei più reattivi, come hanno avvalorato le prime sedute di febbraio.