Mercati sempre più incerti sul fronte obbligazionario e soprattutto dei Btp. Ieri si è arrivati a un parossismo: il quasi “miracolo” del nuovo “benchmark” trentennale italiano (3,85% di cedola – scadenza 1/9/2049 – prezzo 99,594 – godimento 1/9/2018 – regolamento 13/2/2019 – rendimento lordo all’emissione 3,91%), con ordini per 41 miliardi di euro contro un ammontare assegnato poi di 8. Si è concretizzato però in parallelo con un tonfo di tutta la curva dei nostri governativi, dove si sono visti segni rossi dal -0,03% dello 0,65% scadenza 2020 fino al -1,58% del 2,8% scadenza 2067, con i lunghissimi decisamente in difficoltà, essendo scesi ben sotto la media mobile a 200, anzi sotto tutte le medie mobili, dalle minori alle maggiori, fra l’altro inclinate ormai al ribasso. 

Tentativi di spiegazione

La fretta di analizzare il fenomeno ha portato a conclusioni talvolta poco proponibili. Si è detto che si sta assistendo a uno switch sulla parte lunga della lunga alla ricerca di rendimento di fronte a una Bce che manterrà i tassi ai livelli attuali ancora per un certo tempo: perché allora si sono venduti i Btp lunghi già presenti sul mercato? Si è detto che la debolezza dei governativi tricolore dipende solo dalle tensioni politiche romane ma non da sfiducia sui nostri titoli di Stato: perché allora il successo incredibile del nuovo trentennale, con la domanda più alta riguardo a una nuova emissione? Si è detto che la precedente corsa dei Btp era connaturata con i comportamenti dei mercati, che tendono ad acquistare per poi lasciare spazio al nuovo vendendo in base alla domanda che si registra per quest’ultimo? Così facendo hanno però perso non poco, data la repentinità di movimento di tutta la curva. La verità forse è più semplice, come spesso succede. In parte deriva dal maggiore rendimento assicurato in emissione dal 2049 – per una scelta evidente di convenienza - e in parte dipende dalla tipologia prevalente degli acquirenti per i Btp negli ultimi tempi: per esempio per il 2035 si è visto il predominio degli investitori con orizzonte temporale di lungo periodo, quali fondi pensione, assicurazioni, banche centrali e istituzioni governative, tutti alla disperata ricerca di rendimento. In effetti la cedola al 3,85% del 2049 rappresenta un’occasione imperdibile in area euro relativamente ai governativi.