Il 2047 o il 2048 o il 2049?

Il quadro degli yield alla luce di quanto successo ieri fa sorgere però dei dubbi. E’ palese infatti un'accelerazione in fase di sottoscrizione per il 2049, su cui evidentemente il Tesoro aveva necessità di spingere per eliminare qualsiasi rischio di insuccesso (e così è stato!), considerando anche la scadenza molto lunga. Il confronto con le due emissioni più vicine conferma dei disallineamenti piuttosto significativi: il 2,7% scadenza 2047 rende – in base ai dati di chiusura di ieri sera – il 3,53% lordo contro il 3,69% del 3,45% scadenza 2048, con uno spread relativo di 16 punti base, mentre fra il secondo e l’esordiente 2049 (per quest’ultimo come valore di emissione) la differenza è di 22 punti base, pur con marginali diversità di “duration”. Occorre quindi attendere ora l’obiettività del secondario, che potrebbe decretare una fotografia discorde rispetto a quanto si è visto in base ai dati di ieri, confermata dal fatto che sulla “yield curve” si registra per il trentennale un rendimento del 3,74%, corretto riguardo ai valori del 2047 e del 2048 ma non del 2049 (con spread a suo favore di 17 pb) e corrispondente fra l’altro all’apice della curva, la quale subito dopo si inclina leggermente al ribasso, con il cinquantennale attestato al 3,65%. I numeri – come sempre – definiscono la realtà delle cose e questa è chiara: il nuovo Btp è stato un po’ pompato.