In una situazione di rendimenti sempre più compressi l’azzeccare certi “buy” e quindi le scelte a monte possono determinare performance più o meno rilevanti. Un esempio lo fornisce il fresco di debutto Cdp 2026, che il mercato sta collocando al primo posto da alcuni giorni negli scambi obbligazionari sul Mot. Ieri ha messo a segno un ottimo movimento accelerativo nel pomeriggio, con un massimo addirittura a 103,23 euro e un riavvicinamento a 103 nel seguito della seduta. Ha margini di crescita? In mancanza di riferimenti grafici, data la breve presenza sul secondario, si può ipotizzare un confronto con un Btp e un Cct su scadenze simili. Ne escono interessanti verità. 

Strutture a raffronto

Il Cdp – come noto – è un tasso misto scadenza 28/6/2026 (Isin IT0005374043), con i primi due anni a tasso fisso 2,7% e la restante parte a tasso variabile indicizzato Euribor 3 mesi + 1,94%. E’ una struttura che si adatta bene all’attuale fase di incertezza monetaria dell’area euro e che soprattutto eccelle per lo spread aggiuntivo rispetto all’Euribor o a quello che sarà in futuro il suo sostituto.

Il Btp prescelto è il 2,1% scadenza 15/7/2026 (Isin IT0005370306). Poiché emesso il 15/4/2019 è potenzialmente soggetto a Cacs, clausole di azione collettiva valide per tutte le emissioni successive al 1° gennaio 2013. 

Nell’ambito dei Cct – considerando che sulla scadenza 2026 non c’è nulla e che sulla 2025 si rilevano ben tre emissioni, abbiamo selezionato quella con spread più vicino alla Cdp 2026, ovvero la 15/1/2025 (Isin IT0005359846), che riconosce l’Euribor a 6 mesi + 1,85%.