Ai primi annunci di una caduta del Governo Conte, nei giorni scorsi, il rendimento del decennale italiano era salito oltre l’1,8%. All’ufficializzazione è sceso sotto l’1,4%. Cosa ha determinato una reazione così imprevedibile e almeno apparentemente irrazionale? L’allontanamento dell’ipotesi di una Legge di bilancio 2020 molto espansiva, con una maggiore spesa fra 35 e 50 miliardi di euro, voluta - sebbene non ufficialmente – dall’esecutivo dimessosi. La speranza dei mercati è infatti che arrivi un nuovo Governo di transizione desideroso di mantenersi nei limiti imposti dall’Unione europea. Se l’auspicio andasse deluso la reazione sarebbe però violenta, come d’altra parte ha dimostrato sul lato tedesco il Bund di fronte alle indiscrezioni di un possibile superamento del principio di pareggio del bilancio per frenare il rallentamento dell’economia. Certamente due storie ben diverse, che confermano tuttavia la sempre più forte correlazione fra spesa pubblica e stato di salute dei governativi almeno nell’area euro, all’opposto di quanto sta avvenendo per esempio negli Usa.

Decennale indietro al 2016

Per i Btp due i fattori da segnalare: il movimento intraday dello yield del decennale è risultato piuttosto ampio, con una variazione del 12,4%, una delle più elevate delle ultime settimane; il minimo si è collocato all’1,324%, valore che non si toccava dal 2016, cioè in pieno Quantitative Easing prima edizione. Ciò potrebbe lasciar intendere che la sua corsa sia quasi finita. Ma lo è davvero? Se si effettua un confronto proprio con il Bund si vede che allora il 10 anni tedesco era sceso poco sotto il negativo 0,10%, mentre ora si attesta quasi al -0,70%. La differenza è abissale e fa sperare in un possibile ulteriore rafforzamento del Btp, in presenza fra l’altro di pochissimi decennali dell’area euro ancora a yield positivo. Permangono di fatto in tale contesto soltanto Grecia (2,03%), Portogallo (0,12%) e Spagna (0,11%), oltre appunto al titolo di Stato italiano.