Abituati come siamo a parlare di debito pubblico “monstre” italiano, spesso ci si dimentica di capire cosa accade a livello globale: se Roma piange il resto del mondo non ride. I numeri sono infatti impietosi ed ecco perché oggi non scriviamo di specifiche emissioni ma del tema chiave che sta a monte. La realtà è inesorabile: il valore complessivo di passivi pubblici e privati a livello globale è salito nel 2017 a 184.000 miliardi di dollari e potrebbe raggiungere i 200.000 miliardi entro due anni. Rapportato alla popolazione dei cinque Continenti si traduce in 26.285 $ a persona, che si tratti di italiani, russi, pakistani o argentini. Escludendo invece le economie meno avanzate il valore salirebbe a 86.000 $ pro-capite, fardello insostenibile. Il 41% del totale riguarda aziende private, espostesi moltissimo negli ultimi anni, complici i bassi tassi di interesse. 

Altro che Pil in crescita!

Questa vera e propria creatura deforme – creata dalle Banche centrali – finirà per far deflagrare il sistema economico, poiché l’impatto derivante da un rialzo del costo del denaro comporterebbe un rischio di insostenibilità. Allo stesso tempo però le politiche monetarie espansive o non convenzionali in atto continueranno a caricare una molla prima o poi destinata a scattare, bloccando quindi qualsiasi scelta. Una dimostrazione evidente viene dal fatto che le “corporate” con rating BBB comportavano prima della crisi Lehman meno di un terzo dei debiti societari, mentre il relativo peso è salito oggi oltre il 50%. Situazione altrettanto esplosiva per il settore cosiddetto “high yield”, che ha trovato condizioni ultra favorevoli per proporsi sui mercati raccogliendo fondi destinati, nel migliore dei casi, a essere rimborsati emettendo solo nuova carta. Il tutto incide in maniera negativa o meglio insana sui Pil dei singoli Paesi e quindi su quello globale, poiché la preponderanza dei capitali raccolti è destinata a operazioni finanziarie, quali “buy back” o acquisizioni, inutili nel contribuire a sviluppare le economie reali.