Una situazione così esasperata non si era mai vista nemmeno al culmine del Quantitative Easing. Anche i Btp sono diventati carissimi, come tutti i titoli di Stato: agli italiani interessano però i nostri Buoni del Tesoro, che fra l’altro si caratterizzano per un andamento sempre più appiattito nella parte corta della curva dei rendimenti, quella fino ai tre anni, dove solo quest’ultima scadenza ha ancora un marginalissimo yield positivo. E pensare che solo nell’ottobre 2018 il due anni era salito quasi all’1,8%, valore considerato allora da rischio di ristrutturazione del debito!

Cosa dice lo strano rapporto

I metodi per valutare il livello di forza di un’obbligazione sono tanti ma uno scarsamente conosciuto – sebbene preciso – sta nel correlare duration e rendimento. La prima si esprime come sensibilità a eventuali variazioni dei tassi d’interesse. Una situazione ideale si manifesta quando il rapporto è vicino a 1. Può essere anche superiore e non di poco in fasi di stabilità di politica monetaria, con un limite massimo che si può identificare in 3. Oggi cosa succede ai Btp? Ecco alcuni dati riferiti a diverse scadenze:

  • 2 anni: Btp 3,75% 1/8/2021 (Isin  IT0004009673) – ratio duration/yield 1,9
  • 5 anni: Btp 4,5% 1/3/2024 (Isin IT0004953417) – ratio duration/yield 11,2
  • 10 anni: Btp 4,75% 1/9/2028 (Isin IT0004889033) – ratio duration/yield 9,0
  • 20 anni: Btp 5% 1/8/2039 (Isin  IT0004286966) -  ratio duration/yield 8,1