Situazione poco favorevole per la lira turca rispetto all’euro. Riappare la debolezza e l’ultima fase – iniziata a fine gennaio – si rivela di un tecnicismo quasi esasperato: la valuta di Ankara si è infatti appoggiata per due settimane sulla sua resistenza (nel relativo “cross”) di 5,93, con modeste variazioni intraday, per poi innestare una retromarcia allineata sia alla media mobile a 10 sedute sia a una trendline che l’ha riportata verso i 6,18. Ieri si è intanto determinato il breakout di un triangolo simmetrico, con la conferma di un downtrend ribassista prossimo al confronto con la media mobile a 200 sedute. I due riferimenti da seguire sono così i 6,25, dove si colloca attualmente la m.m., e un supporto a 6,324, in un’area di indeterminatezza. 

I perché della debolezza

Sono di nuovo politici. La decisione del Parlamento europeo di sospendere i negoziati per l’adesione di Ankara alla Ue – scelta di evidente sapore elettoralistico a pochi mesi dalle elezioni – potrebbe riportare la Turchia a scegliere la strada di un’autonomia egemonica nel contesto medio orientale e a riavvicinarsi fortemente alla Russia, timore visto con preoccupazione dagli investitori occidentali, i quali guardano anche all’indebolimento economico del Paese, quasi in recessione. Ecco perché il contesto non è favorevole al Try, seppur si tratti per ora solo di un allentamento destinato forse a durare per un certo periodo. Una conferma viene proprio dall’analisi tecnica dell’Eur/Try: non si sono avvertiti movimenti accentuati in intraday, al contrario di quanto avvenuto nel recente passato, quando le candele del “cross” erano quasi sempre candeloni.