Da alcuni giorni c’è una strana tensione sui desk dei maggiori operatori mondiali specializzati in obbligazioni, che si traduce in incertezza anche nell’ambito degli altri asset. Si sconta infatti un taglio dei tassi da parte Fed a breve termine: verrà preso nel meeting di mercoledì prossimo 19 giugno o in quello del 31 luglio? A questo punto si prevede che la decisione arriverà alla fine del mese venturo e che consisterà addirittura in una decurtazione di 50 punti base contro i 25 attesi finora. Le quotazioni dei Future in realtà propendono per la seconda ipotesi ma la loro velocità di reazione a eventuali cambiamenti potrebbe rivelarsi inevitabilmente molto elevata in un quadro così esplosivo.

Aspettando il G20

Il ritardo di risposta rispetto alle voci dipende dalle attese sui risultati del meeting G20 del 28/29 giugno, dove l’argomento dazi diventerà centrale, con il prevalente pronostico che non si troverà tuttavia la quadra allo scontro in atto fra Usa e Cina. L’effetto potrebbe essere dirompente per mercati ed economia, costringendo appunto la Fed al primo taglio nella recente fase della sua politica monetaria. Poi si continuerà e le probabilità che entro fine anno si scenda dall’attuale tasso del 2,5% all’1,75% o addirittura all’1,5% crescono. Non è però questo il nodo centrale delle tensioni avvertite dal mercato. Il vero problema è un altro.

A zero, a zero!

Il maggiore timore è che si torni a zero nell’arco del 2020, spazzando via tutto quanto è avvenuto negli ultimi anni. In realtà a prevederlo sono più le telefonate quasi impazzite degli operatori che i numeri estrapolati dai Future. Il mercato in questa fase sottostima tale rischio ma si dice che sia più per un problema tecnico che di sentiment. Trascuriamo i dettagli di un simile argomento e segnaliamo invece come perfino voci interne alla Fed si sarebbero diffuse – sebbene a livello di pure confidenze – sull’ipotesi di un vero e proprio collasso dei tassi, unica alternativa a un nuovo Quantitative Easing Usa, i cui effetti sarebbero visti come più destabilizzanti. La stessa impostazione della curva degli yield si muoverebbe in questo senso e alcune valutazioni sul premio di rischio dei trentennali rispetto alle scadenze corte confermerebbero l’opzione zero. Naturalmente ci sono due fortissime variabili in gioco: la prima riguarda l’esito delle elezioni presidenziali del 2020, dove Trump viene dato sconfitto, sebbene occorra fare attenzione poiché anche nel 2016 i sondaggi gli erano contro; la seconda consiste nell’inflazione. Per un taglio dei tassi a livello zero occorre che il costo della vita precipiti e gli ultimi segnali non vanno proprio in tal senso, giacché il Cpi Usa ad aprile si è attestato all’1,996% contro l’1,862% di aprile. E’ vero che si è lontani dal 2,95% di luglio 2018 ma il trend discendente è dipeso soprattutto dal fattore petrolio.