Ogni fase dei mercati è caratterizzata anche per i Btp da un’emissione che si distingue in termini di scambi. L’ultimo protagonista in tal senso è il neonato 1,35% scadenza 1/4/2030 (Isin IT0005383309), un quasi decennale che ha debuttato il 30 agosto scorso ma che già si colloca ai primi posti della classifica dei “movers”. Più dei contratti sono i controvalori a mettersi in luce, confermando come un titolo di questo tipo sia un “benchmark” per gli istituzionali, aprendo però una porta anche al piccolo trader che opera con importi modesti. Lo dimostra la seduta di venerdì, in cui lo si è visto particolarmente nervoso nell’andamento sul secondario, a conferma di una peculiarità già emersa nei giorni precedenti.

Candele a confronto

Dopo il prezzo di aggiudicazione di 103,9 euro (ma quello fiscale rimane a 100), con rendimento lordo dello 0,96%, l’esodio sul Mot il 30 agosto l’ha visto muoversi fra un minimo di 102,4 e un massimo di 103,85, con variazione diurna dell’1,41%. Lunedì 2 settembre lo spread di giornata è risultato dell’1,08% contro lo 0,83% di martedì, lo 0,73% di mercoledì, l’1,66% di giovedì e lo 0,72% di venerdì. Nel frattempo il 2,8% 2067 (Isin IT0005217390), solitamente il più volatile dei Btp, soltanto giovedì l’ha nettamente distanziato con un movimento intraday del 5,8%. Considerando per l’1,35% scadenza 2030 un minimo di periodo a 102,4 e un massimo a 105,16 si identifica un valore mediano di 103,78 euro, primo timidissimo supporto di riferimento. In base quindi alle sei giornate di quotazione si cominciano a identificare un’area di debolezza (sotto tale valore) e una di forza (sopra), che richiederanno naturalmente ben più sostanziose conferme.