Rispetto ai concorrenti

Inevitabile il confronto con gli altri Btp vicini come scadenza: il 5,25% scadenza 1/11/2029 (Isin IT0001278511) quota sui 141 con yield 0,96%, mentre il 3,5% scadenza 1/3/2030 (Isin IT0005024234) prezza sui 125 con yield 0,99%. L’esordiente 1,35% scadenza 1/4/2030 si situa allo 0,97%, a riscontro di una quotazione di poco superiore a 100, nettamente più favorevole in termini di capitale impiegato. Ecco perché il suo successo è stato immediato, collocandosi subito dietro le scadenze ultraventennali in termini di scambi, fra l’altro con una “duration” di quasi la metà.

Sotto 100 non c’è nulla

Bisogna considerare inoltre che la folta pattuglia di titoli di Stato italiani, che fino a qualche mese fa quotava sotto 100, ormai si è ridotta a un Cct e a un Btp€i. Nel primo caso si tratta del Cct-Eur Eur6m+0,55% St25 (Isin IT0005331878), attestato sui 98 euro e nel secondo del Btp€i15st19 2,35% (Isin IT0004380546), che a una settimana dal rimborso prezzava venerdì a 99,995! Briciole quindi in un contesto assolutamente anomalo ma che tale sembra destinato a restare almeno a medio termine. Una simile situazione rende attrattivo il nuovo Btp 2030, decennale designato a un ottimo ruolo di “benchmark” per chi operi attivamente con i governativi di casa nostra.