Dopo una prima puntata di analisi degli Etf obbligazionari a distribuzione, riferita ai sottostanti in dollari, pubblicata nei giorni scorsi, passiamo a quelli in euro, dove la valutazione assume un ruolo ancor più importante, data l’inesorabile pressione al ribasso dei rendimenti, con una vera e propria guerra fra singole emissioni e replicanti, per soddisfare una richiesta sempre molto attiva da parte del mercato. Inevitabile quindi che la selezione avvenga in base al parametro dei costi di gestione, in altre parole dei Ter.

La scelta è meno ampia rispetto all’Usd

Partendo dai Total expense ratio più bassi e andando fino ai massimi si verifica quest’estensione della forbice: da 0,07% a 0,50%, con un valore mediano dello 0,215%. In realtà negli ultimi tempi sono stati proposti anche due Etf a Ter 0,05% da parte di Amundi, di cui non si dispone finora degli importi distributivi delle cedole su una base annua. L’estensione della forchetta risulta meno vasta rispetto a quanto avviene in dollari, data anche la minore gamma di sottostanti disponibili. Il vero problema consiste però negli yield. La prevalenza degli Etf “low cost” in euro si colloca infatti sotto l’1% e ve ne sono anche non pochi fermi allo 0%, poiché riferiti per esempio a obbligazioni a rendimento negativo su scadenze corte. Volendosi garantire quindi almeno un passabile 1%, la selezione si limita a una ventina di replicanti, dei quali una rilevante porzione riferita a high yield, CoCo bancari e corporate, anche riguardanti emissioni in dollari con copertura del cambio rispetto alla nostra valuta. Quindi di fatto proprio in euro.