Una giornata, quella di ieri, caratterizzata da pesanti vendite per alcuni importanti protagonisti del mercato. Cominciamo dai titoli di Stato italiani, incapaci a registrare segni più su nessuna emissione di qualunque tipo. Il migliore infatti fra i “movers” di seduta è stato il Cct 15/11/2019, con un marginale -0,01%, affiancato poi da alcuni Btp pure su scadenza cortissima. In fondo alla graduatoria invece il Btp€i 2041 (-0.84%) e il Btp 2,9% 2067 (-0,71%). Il perché è presto spiegato: si attende oggi il verdetto di S&P sul rating, previsto comunque immutato. Nell’incertezza gli investitori vendono, pronti a risalire sul carro italiano subito dopo l’aggiornamento di valutazione del rischio di credito. Lo conferma il Future “long term” fermatosi proprio su quello che sta identificandosi come un nuovo supporto di brevissimo periodo, il livello dei 129,3, da osservare con attenzione nelle prossime ore e giornate.

Per gli Argentina seduta rosso sangue

Malissimo i titoli dello Stato sud americano, colpito anche in questo caso dal fattore rischio Paese. Il relativo indice elaborato da JP Morgan è salito oltre 900 punti, su timori che le mosse del Governo non portino ai risultati annunciati. Occorre ricordare che si è ormai vicini al periodo elettorale per le presidenziali (primo turno il 27 ottobre) e che inevitabilmente le tensioni crescono. Il mercato ha così venduto alla grande i vari governativi argentini. Il peggiore è stato il 7,82% Sink (cioè a rimborso anticipato a rate) 2033 in euro, che ha perso il 6% a 72,7, con scambi rilevanti favoriti dal taglio formale 1 (in realtà 1.000). L’accentuazione della fase ribassista in atto da settimane deve preoccupare, poiché anticipa tensioni strutturali sul debito di Buenos Aires. Anche gli altri hanno messo a segno cali dal 5,6% al 2,3%. Il centenario 7,125% scadenza 2117 (Isin US040114HN39 – taglio 1.000) in Usd conferma il prevalere delle vendite, con una discesa sotto i 70 e più precisamente sui 67,2, quasi ai minimi dell’anno.