Quelli oltre il 3%

Torniamo ai tassi fissi per valutare i rendimenti in assoluto più elevati, al netto del fisco. Inevitabilmente sono i lunghissimi, cioè i 2047, 2048, 2049 e 2067, i soli a superare la barriera del 3%. Trattandosi però di scadenze quasi Matusalemme non interessa tanto lo yield quanto la consistenza del flusso cedolare, fronte su cui primeggia il 2049 (Isin IT0005363111), che con un 3,85% distacca i suoi tre “rivali”. Per chi fosse infine alla ricerca della maggiore cedola in senso assoluto segnaliamo che il primato spetta sempre al 9% 2023 (Isin IT0000366655) e all’8,5% di nuovo 2023 (Isin IT0000366721), quest’ultimo in realtà illiquido. Per una delle tante inefficienze presenti sul mercato gli investitori puntano solo sul primo, con volumi e controvalori interessanti, sebbene lo yield netto si posizioni all’1,38%, ancora una volta poco sopra l’inflazione. Invitabile un giudizio finale: soltanto con un po’ di trading i Btp hanno senso nel collocarsi in un portafoglio obbligazionario.