Sono stati l’ancora di salvezza negli ultimi anni per tanti piccoli e medi investitori/trader italiani. I titoli “corporate” minori di casa nostra costituiscono ancora motivo di attenzione da parte del mercato, pur in presenza di un quadro generale del tutto diverso. Ne analizziamo cinque, ricordando che per tutti esiste il rischio di esercizio di “call” alla data di ogni pagamento di cedola. Sell o buy? Il quadro è abbastanza univoco. 

Ivs 4,5% 2022 (Isin XS1308021846) – Mentre l’azione ha subito negli ultimi giorni una forte accelerazione (+4,8% ieri a 9,94 euro), il bond si è caratterizzato per una netta inversione ribassista che l’ha portato da 104,4 sui 102,1 euro, con volumi di tutto rilievo dal 5 settembre in poi e controvalori anche oltre i 2 milioni. L’acquisizione della maggioranza di Moneynet spa, specializzata in servizi e soluzioni pos e di e-commerce, da parte di Ivs ha certamente spinto la quotazione azionaria, mentre sul fronte del bond ricordiamo che si sta avvicinando la seconda “call” (dopo quella non esercitata lo scorso anno) prevista per il 15/11/2019 a 101,13, valore comunque ancora lontano rispetto alla quotazione dell’ultima chiusura. Spread sempre molto favorevoli. Livello da monitorare: la tenuta di 101,6 contro i 102,1 di ieri. 

Alerion 3,75% 2024 (Isin IT0005333627) – La decisa puntata al rialzo da giugno in poi, con un massimo a 105 euro e una correzione nelle ultime due sedute, dipende dai movimenti dei titoli di Stato italiani rispetto ai quali il bond ha un legame abbastanza diretto. Gli scambi sono nella norma, salvo nel caso di venerdì, dove si è registrata un’accelerata. Spread contenuti con una situazione più favorevole riguardo perfino a non poche emissioni bancarie. Livello da monitorare: la tenuta di 103,85 contro i 104,2 di ieri.