In occasione delle precedenti nomine della Presidenza della Bce a metà maggio i giochi erano già fatti. Questa volta no. E il motivo è complesso, sebbene quasi solo di natura politica. Le elezioni di domenica per il Parlamento europeo comporteranno nuovi equilibri e soprattutto decideranno chi guiderà l’Unione nei prossimi anni. Le opzioni non sono molte: il candidato forte è il tedesco Manfred Weber, tedesco dell'Unione Cristiano Sociale (Csu), un fautore dell’austerità e nemico dei debiti nazionali, già assertore della Grexit. Se così fosse la Germania dovrebbe rinunciare al proprio aspirante alla guida della Bce, Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, un altro duro, e lasciare spazio a un francese o a un nordico. Il tutto sempre che non si assista a qualche ribaltone proprio in Germania o in Francia. Allora la situazione cambierebbe, rimettendo in gioco i piani di Frau Merkel e di Monsieur Macron. 

Entrambi i posti? Sarebbe troppo

Si può pensare che Berlino aspiri alla Presidenza di Unione e Bce? Sarebbe davvero eccessivo e ciò comporterebbe anche un rischio di paralisi, poiché alimenterebbe certamente un netto fronte anti germanico da parte perfino dei suoi alleati storici. L’alternativa consiste allora nello scegliere per la Banca centrale un sostituto disciplinato alle logiche della probabile maggioranza fra Partito popolare europeo e Socialisti & Democratici, quindi degli europeisti. Sarà il francese Villeroy de Galhau, attuale governatore della Banca centrale transalpina, o l’altro francese Benoit Coeuré, al momento membro del Comitato esecutivo della Bce? Perché però un altro parigino alla guida della Bce, dopo la lunga conduzione di Jean-Claude Trichet, successore del primo presidente, l’olandese Wim Duisenberg? La logica vorrebbe che ci fosse un’alternanza delle varie nazionalità e non il predominio di una rispetto a tutte.