Sono ormai tanti mesi e quasi anni da quando la situazione ha iniziato a manifestarsi per le obbligazioni quotate su Mot e Tlx. Se si escludono i titoli iper scambiati (sempre meno), si nota un forte allargamento degli spread denaro/lettera in book il più delle volte abbastanza deserti. Nasce allora il solito quesito dell’uovo e della gallina, che trasformato in ambito finanziario si traduce nella domanda: è il calo delle transazioni a provocare l’apertura degli spread o è quest’ultima a ridurre in una landa desolata i libri ordini, con gli effetti che ne conseguono? Domanda interessante ma che trova risposte diametralmente opposte. Le trascuriamo per non tediare il lettore, anche perché non porterebbero a un’unica verità.

Esempi concreti

Nel primo pomeriggio di ieri sul Mot il titolo Fce Bank Tf 0,869% St21 Eur (Isin XS1548776498 – taglio 100.000 euro) guidava la classifica degli scambi di ExtraMot, sebbene l’operatività si limitasse a due contratti per un nominale di 1.100.000 euro. Il book però era quasi un deserto con prezzo in acquisto a 97,25 euro e in vendita a 102,26 euro. Poteva essere un caso specifico, riferito a un titolo forse poco liquido? Questa la verifica relativa alle due Borse estere in cui è pure trattato. Alla Deutsche Boerse di Francoforte lo si trovava in “bid” a 97,19 e in “ask” a 97,4, mentre a Stoccarda i due valori erano rispettivamente di 97,20 e 97,4, quindi quasi uguali, con uno spread di molto inferiore rispetto a quello della Borsa di Milano. 

Proseguiamo con un titolo in valuta, scelto a caso, per esempio l’ Ebrd Tf 6% Lg23 Rub (Isin XS1555164299 – taglio 50.000 Rub). Sul Mot la situazione era ieri favorevole: 96,92 in acquisto e 97,02 in vendita. Impossibile fare di meglio? A Francoforte in effetti la situazione risultava come spread meno propizia, con un 96,23 in “bid” e un 96,99 in “ask” ma una piattaforma di trading inglese, accessibile attraverso l’“Otc” evidenziava un prezzo in vendita leggermente migliore rispetto a Milano, con un margine comunque modesto.