E’ iniziato il declino per i Faang (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google)? Forse sì e forse no ma c’è chi pensa che occorra comunque puntare in ambito azionario sul nuovo acronimo dei Faang+, cioè su un gruppo più ampio di società, comprendenti alcune cinesi, e più precisamente anche su Alibaba, Baidu, Nvidia, Twitter, Tesla e Uber. Oppure c’è chi ragiona con un’alternativa più radicale. Niente azioni tecnologiche, visto che bene o male si è vicini a un fine ciclo economico negli Usa, con al loro posto le obbligazioni degli stessi emittenti.

Un mondo in crescita

In effetti negli ultimi due anni la raccolta di capitali nell’ambito delle leader mondiali del settore è stata massiccia e oggi si può ipotizzare un portafoglio di bond in $ riferiti a Faang e dintorni con rating dalla B- di Uber alla AAA di Microsoft, valutazione migliore rispetto perfino all’AA+ di Standard & Poor’s per gli Usa. Inevitabile la forchetta dei rendimenti nominali: si va dall’8% dell’Uber al 2,4% di Microsoft su una scadenza a caso, la 2026. Non solo: ci sono strutture di ogni tipo, dai tassi fissi (di gran lunga i preferiti) ai tassi variabili e alle convertibili, con una vastissima copertura di vite residue. Un mondo quindi in piena evoluzione e che probabilmente riserverà ulteriori sorprese nei prossimi anni. Lo avvalora d’altra parte la corsa agli acquisti nei confronti proprio delle emissioni di Uber, trattate sull’“Otc” ma in non poche sedute illiquide, e delle neo esordienti di Micron Technology, che ha appena proposto una 4,64% scadenza 2024 e una 4,975% scadenza 2026, in aggiunta ad altre già presenti sul secondario.