Che strano emittente Tesla! Al contrario della stragrande maggioranza delle società industriali di un certo peso continua a proporre sul mercato nuove obbligazioni convertibili, che finiscono per diventare in un certo senso antagoniste dell’unica senior disponibile, la 5,3% scadenza 2025 (Isin USU8810LAA18 – taglio 2.000) in dollari. Gli investitori soprattutto stranieri si stanno dimostrando in effetti molto attivi sulle “convertible”, anche per l’esordio di un aggiuntivo bond di tale tipo. Si tratta del 2% scadenza 2024 (Isin US88160RAG65 – taglio 1.000) sempre in dollari. Il motivo sta nella maggiore volatilità delle tipologie a conversione, come dimostra la 2,375% emessa nel 2017 con scadenza 2022 (Isin US88160RAD35 – taglio 1.000), ancora una volta in Usd. 

Su e giù come una “share”

La variabilità delle quotazioni di quest’ultima sull’“Otc” non trova riscontro in quella di bond tradizionali anche di altri emittenti. Lo dimostrano il suo minimo a 100 $ nell'ottobre 2018 e il massimo a 129 nell’ottobre successivo, manifestando continui alti e bassi, sebbene dall’inizio dell’anno si sia avviata una fase ribassista piuttosto pronunciata con un ritorno venerdì scorso a 105 Usd, corrispondente più o meno all’andamento dell’azione. Il mercato attende intanto le reazioni sul secondario dell’inedita convertibile 2024, di cui si dovrebbero cominciare ad avere le prime indicazioni di prezzo da domani. Con un ammontare di 1,6 miliardi di dollari si tratterà certamente di un nuovo benchmark nell’ambito delle “convertible” in dollari, settore nettamente più attivo rispetto a quello in euro.