Cercare la performance sicura. Il quadro generale è troppo complesso per avventurarsi su strade imprevedibili. Per chi non cerchi alti rendimenti con inevitabili altrettanto elevati rischi una delle alternative possibili consiste nel puntare su emissioni molto corte o corte in dollari dai buoni rating, che assicurino rendimenti almeno superiori all’inflazione. Inevitabile l’osservazione: c’è però il rischio cambio! Altrettanto inevitabile la risposta: la sterilizzazione deve avvenire operando con un conto in valuta. Ne consegue che quanto investito non ha obiettivi temporali brevi, sebbene i bond prescelti varino da scadenze di pochi mesi a tre anni, allo scopo di sfruttare l’anomalia in corso di una curva degli yield per l’area dollaro quasi piatta, come dimostra lo spread fra Treasury decennale e biennale di solo lo 0,18% (2,38% il primo contro 2,20% il secondo). Che senso ha in un simile contesto puntare su scadenze lunghe quando il rendimento aggiuntivo non compensa assolutamente i maggiori rischi?

Il Mediobanca scadrà a ottobre

Il primo titolo preso in considerazione è proprio un cortissimo, con vita residua di cinque mesi. Eppure è liquido e negli ultimi giorni si è collocato più volte ai primi posti della classifica degli scambi. Il Mediobanca Tf 3% Ot2019 Usd (Isin IT0005056483 – taglio 2.000 Usd) ha uno spread denaro/lettera iper contenuto e quota sui 99,96 $. Lo yield to maturity - su base annua – è del 3,05%, che per chi sia rigoroso nei calcoli va rapportato al periodo di possesso decisamente più corto. Questo bond si adatta di conseguenza a chi disponga per esempio di liquidità in dollari e voglia parcheggiarla in attesa di altre operazioni. L’obiettivo comunque di battere l’inflazione viene soddisfatto.