Il rialzo di rendimento dell’Us Treasury, soprattutto sulla scadenza a dieci anni, è la variabile che sta agitando i mercati da qualche tempo. L’aver infatti superato di nuovo l’1,8% costituisce un motivo di incertezza sulle evoluzioni future. Intanto l’analisi del relativo grafico indica movimenti imprevedibili solo qualche mese fa:

  • da settembre si manifesta un trend di minimi successivi all’insù, con valori progressivi passati dall’1,43% all’1,52%, poi all’1,72% e infine all’1,77%;
  • la media mobile a 100 sedute è già stata rotta al rialzo;
  • la media mobile a 200 sedute si sta pericolosamente avvicinando, con un contatto che si paleserebbe sul 2% di yield.

Le convinzioni quindi si sciolgono come la neve sotto un caldo sole, il che – sia chiaro – è un fatto favorevole per l’investitore. Ogni punto in più di rendimento conquistato rappresenta infatti l’allontanamento dall’incubo di un Treasury talmente forte da avvicinarsi non proprio allo 0% ma quanto meno all’1% di yield. E’ pur vero che il trend in corso non fornisce ancora un reale segnale di forza: si manifesterebbe solo con un sussulto consistente sopra il 2%, probabilità quanto meno minima allo stato attuale delle cose. 

Dall’inflazione indicazioni incerte

L’aumento del costo della vita si conferma lentamente in rialzo ma non tanto quanto ci si dovrebbe attendere perché i Treasuries spacchino all’insù in maniera violenta. L’ultimo valore del Cpi – Consumer price index - su base mensile lo colloca (novembre 2019 su novembre 2018) al 2,05%, con una media nel corso del 2019 attestata all’1,77%. Aggregando i relativi dati con quelli del Pil non si trovano elementi fortemente accelerativi. Si intravede infatti un’espansione economica non in rallentamento, come temuto, ma in moderata espansione. Di qui l’effetto di previsioni prudenziali per il decennale Usa, con una preoccupazione di fondo: l’Ism composite index, che registra l'entità delle attività economiche rilevate nel mese precedente, è in discesa sotto la linea di galleggiamento dei 50 per il comparto industriale, mentre tiene bene per i servizi. La combinazione di un settore manifatturiero debole e di un mondo dei servizi in moderata espansione porta a prevedere una fase di stallo per i titoli di Stato, potenzialmente capaci di un ulteriore leggero incremento nei rendimenti e perciò di ribasso delle quotazioni ma inibiti ad andare oltre.