La sentenza politica delle urne negli Usa è ancora in parte incerta, sebbene appaia chiaro che i Democratici hanno riconquistato la Camera, mentre il Senato resta ai Repubblicani: occorre però conoscere nei dettagli i numeri. Trump parla di grande successo perché allontana da sé alcuni rischi e ipotizza un secondo mandato presidenziale, effetto della sua forza comunicativa, sebbene le perplessità planino sul fronte dell’economia e su quali azioni concrete saranno possibili con la coabitazione parlamentare. Intanto i Treasuries festeggiano ed è questo il tema dominante della notte per gli investitori. Il perché ha due origini: da una parte punta su minori tensioni da esasperati aumenti dei tassi e dall’altro stempera le preoccupazioni di una corsa dell’inflazione, già in frenata negli ultimi due mesi.

Quell’improvviso crash

Nella notte in realtà si è visto un repentino rafforzamento del decennale Usa, con un rendimento sceso addirittura sotto il 3% ma sul movimento occorre attendere spiegazioni tecniche, perché nell’arco di poco tempo lo yield è risalito al 3,20% per poi progressivamente scendere al 3,18%. Isterie da sondaggi? E’ possibile. Tuttavia più che le micro oscillazioni interessa il trend ed esso è inequivocabilmente rialzista nelle quotazioni, così come molto volatile si è confermato il cambio Eur/Usd, sceso a 1,14 per risalire di colpo a 1,147 e collocarsi infine a 1,144. Si stanno quindi concretizzando le ipotesi di un dollaro solo un po’ debole in presenza di un successo a metà fra Democratici e Repubblicani. Nel confronto appare comunque più preciso il comportamento dei Treasuries, che temevano sia l’opzione di un’avanzata a 360° dei “Dem” sia quella di un Trump dilagante.