Jerry Cudzil, Head of Credit Trading di TCW, spiega che l’acronimo inglese FOMO, che sta per ‘Fear Of Missing Out’ – vale a dire ‘paura di essere tagliati fuori’ – indica quell’aspetto del comportamento degli investitori che li porta ad acquistare o vendere asset per il desiderio di ottenere gli stessi rendimenti degli altri. Descrive una situazione in cui si decide di fare un dato investimento non perché si è certi del suo valore a livello di fondamentali, ma perché si ha paura di perdersi i rendimenti che potrebbe generare. Ad esempio, se un investitore non investe in una certa ambiziosa IPO e si perde i generosi rendimenti che ne derivano, sarà tentato di investire nella IPO successiva qualunque sia il prezzo. In ultima analisi, a un certo punto il gioco si esaurisce e l’ultimo ad investire – spesso colui che ha pagato il prezzo più alto – finisce per subire la perdita maggiore.

Oggi sui mercati vi è un fenomeno che si potrebbe descrivere con un nuovo acronimo, FONONYA, vale a dire ‘Fear Of Not Owing Negative Yielding Assets’, o ‘paura di non investire in bond con rendimento negativo’ - spiega Jerry Cudzil -. Fino a 10 anni fa sarebbe stato inconcepibile acquistare asset con rendimenti negativi: se qualcuno avesse suggerito un simile investimento, sarebbe stato preso per pazzo. Solo 35 anni fa il debito offriva rendimenti a due cifre. Ma il confronto con il passato non sembra raffreddare l’entusiasmo attuale per il debito con rendimento negativo, di cui il mondo di oggi è inondato. Al momento, oltre 12.000 miliardi di dollari di debito hanno rendimento inferiore a zero: si tratta di quasi il 25% dell’indice Bloomberg Barclays Global Aggregate Bond.