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Anche se per un soffio, grazie al rimbalzo visto nella seconda parte della seduta di venerdi', il Dow Jones ha archiviato la settima settimana consecutiva con saldo positivo (lo 0,2%) a partire da quella terminata il 28 dicembre (e la settima settimana consecutiva di massimi e minimi crescenti). La forza della borsa e' evidente, anche se nell'ultima ottava si sono iniziati a vedere segnali di rallentamento, ad esempio il numero di azioni al di sopra delle propria media mobile a 20 giorni ha iniziato a ridursi dopo una fase di crescita e i titoli ad alto beta (quindi quelli che salgono con maggior vigore quando la borsa nel suo complesso sale) hanno sottoperformato quelli a basso beta (quelli "difensivi").

Anche l'indicatore di Investor's Intelligence "Nyse Bullish %" si e' fermato al 38,2% (aveva raggiunto quasi l'80% all'inizio del 2018 e toccato il 20% alla fine dello stesso anno), in calo dello 0,1% venerdi' dalla rilevazione precedente.

La lista delle criticita' e' ben nota, gli occhi sono puntati sui "trade talks" tra Usa e Cina, che difficilmente arriveranno ad un risultato concreto prima della scadenza della "tregua" il 2 marzo (ma gli States hanno detto che probabilmente manterranno le tariffe sulle merci importate al 10% senza alzarle al 25% in attesa che gli accordi possano concretizzarsi), sul rallentamento dell'economia europea (e non solo la Ue ha rivisto le stime di crescita per il 2019 all'1,3% dal precedente 1,9%, con altre fonti, ad esempio ABN Amro che ipotizzano invece un 1,1% per l'eurozona, ma anche la Bank of England ha abbassato le stime di crescita per il 2019 dall'1,7% all'1,2%, che sarebbe il livello piu' basso dal 2009, e questo senza considerare gli effetti di una "hard Brexit"), e sul comportamento delle banche centrali.