Versione con grafici: https://ftaonline.com/blog/borsa-i-record-di-aprile-non-devono-illudere-troppo

Questa tabella riassume la situazione dei mercati nei primi 4 mesi dell'anno. La colonna "1 mese" (colonna 3) mostra la variazione in percentuale relativa al solo mese di aprile. Per alcuni di questi indici, come ad esempio quelli Usa o l'MSCI World in dollari, rappresentativo di tutta la borsa mondiale (ma fortemente condizionato, per via del suo peso specifico, da quella statunitense), la performance di aprile e' stata un record o assoluto o pluriennale (per l'S&P500 rialzo maggiore dal gennaio 1987).

In alcuni casi, il piu' eclatante quello del Nasdaq composito, con il rialzo di aprile e' stato quasi del tutto cancellato il ribasso subito dall'inizio del 2020 (la colonna "4 mesi", numero 4, ci informa infatti che il Nasdaq e' al di sotto solo dello 0,93% rispetto al valore di chiusura dell'ultima seduta del 2019). Questo non vuol dire tuttavia che gli strumenti analizzati abbiano gia' metabolizzato lo scossone subito dai massimi dell'anno. Rimanendo con l'esempio del Nasdaq, se si va a controllare la colonna "Dist. %le Max" (numero 8), e' possibile notare che l'indice sia ancora distante il 10,7% dai massimi toccati nel corso dell'anno a 9838 punti circa.

Se si organizza la tabella in ordine decrescente di colonna 8 e' possibile ricavare una fotografia molto chiara di quali sono gli indici e i settori che hanno sofferto maggiormente a causa della crisi Coronavirus, in particolare l'energia e le materie prime in generale (non e' una sorpresa, con l'economia che sta subendo la maggiore contrazione dal dopo guerra), le banche (anche questa non e' una sorpresa, i tassi sotto zero rendono molto difficile per le banche guadagnare dalla loro attivita' tipica, inoltre il rischio che le sofferenze tornino ad aumentare e' molto elevato, quasi una certezza), gli indici di borsa dei paesi che hanno maggiormente sofferto per il virus, ovvero il nostro Ftse Mib, il Cac40 francese, lo spagnolo Ibex 35.

Il Ftse Mib e' ancora lontano il 44% dai massimi di febbraio, il Cac 40 il 34% circa. Non parliamo poi delle banche e dell'energia per i quali il rimbalzo praticamente non e' nemmeno iniziato. Male anche il comparto delle costruzioni (S&P Homebuilder) e gli industriali (S&P Industrials).

Insomma, l'economia reale, come era facile immaginare, a sentito in pieno il peso della crisi (che per altro, da un punto di vista dell'economia, e' solo al suo inizio). Il Dax si posiziona a meta' classifica: i dati usciti settimana scorsa sul Pil dei principali paesi hanno fatto registrare una situazione abbastanza anomale, il Pil Ue del primo trimestre e' infatti sceso del 3,8%, quello italiano, del 4,7%, quello francese del 5,8%, quello spagnolo del 5,2%. Se il Pil di tre dei quattro paesi maggiori dell'area e' peggiore di quello dell'area stessa, vuol dire che il Pil del quarto paese, la Germania, e' migliore, probabilmente nell'ordine del -1,5%.

E' vero che sia DIW e Ifo prevedono per la Germania nel secondo trimestre rispettivamente un -10% e un -12,2%, ma per adesso i tedeschi sembrano aver retto meglio di altri alla crisi.

Tra gli strumenti piu' vicini ai massimi del 2020 troviamo lo S&P500, il Sox (l'indice dei semiconduttori di Philadelphia) e il Nasdaq Composito. Grandi aziende e tecnologia continuano a reggere bene e a raccogliere il favore degli investitori. Le ultime posizioni della classifica sono occupate dai bond e dal dollaro, strumenti con volatilita' ridotta rispetto ai mercati azionari, che hanno quindi oscillato meno anche nelle fasi di maggiore turbolenza.

A questo punto, partendo dai dati raccolti nella tabella, si possono fare due ipotesi: la prima e' che i comparti piu' forti, in particolare l'high tech (anche ovviamente tutta la componente che ha a che fare con la sanita'), riusciranno a trascinare al rialzo tutto il resto, permettendo di archiviare il crollo di febbraio come un fenomeno sostanzialmente emotivo, la seconda ipotesi invece e' che il peso dell'economia reale e del mondo finanziario, maggiormente colpiti dalla pandemia, alla fine si dimostrera' una zavorra troppo pesante anche per il Nasdaq e lo S&P500.

In altre parole i mercati finanziari devono scommettere se gli interventi fatti da governi e banche centrali sono sufficienti per compensare gli effetti che la pandemia sta avendo sull'economia o se invece gli strascichi saranno tali e cosi' prolungati da impedire la tanto agognata ripresa a "V". Le previsioni sul Pil del Fondo monetario internazionale (che pero' spesso si rivelano errate) fanno temere che la seconda ipotesi sia la piu' realistica: in nessuna di quelle che il Fmi cataloga come "economie avanzate" il Pil atteso del 2021 sara' in grado di compensare le perdite del 2020.

Per gli Usa ad esempio dopo il calo del 5,9% di quest'anno e' atteso un rimbalzo del 4,7 il prossimo, per la Germania un -7% nel 2020 e un +5,2% nel 2021, per l'Italia un -9,1% nel 2020 e un +4,8% nel 2021 (la media per le economie avanzate e' -6,1% nel 2020 e +4,5% nel 2021). La Cina invece potrebbe crescere dell'1,2% quest'anno e del 9,2% il prossimo.

Anche la statistica non gioca a favore dell'ipotesi rialzista: le precedenti 4 fasi correttive, nel caso dell'indice MSCI World, si sono sembre sviluppate in 3 segmenti e hanno avuto durata di almeno un anno. Nel 2007/2009, nel 2011, nel 2015/2016 e nel 2018, dopo una prima brusca discesa ed una reazione che ha permesso di recuperare tra la meta' e i tre quarti del ribasso precedente, c'e' sempre stata una ulteriore discesa che ha fatto registrare nuovi minimi rispetto ai precedenti.

Per cancellare questa eventualita', se si vuole dare all'Msci World la responsabilita' di fare da punto di riferimento per tutti i principali mercati azionari, servira' un rialzo dell'indice del 19% circa che permette la rottura dei massimi dell'anno a 2435 punti.

(AM - www.ftaonline.com)