Quello che e' importante capire e' che tra le principali spinte che agiscono su questa coppia di valute ci sono i livelli dei tassi di interesse negli Usa e in Giappone. Il cambio quindi aumenta di valore (sempre piu' yen per un dollaro, quindi in dollaro si apprezza) o perde di valore (sempre meno yen per un dollaro, quindi il dollaro si deprezza) a seconda della direzione delle aspettative sui tassi di interesse.

Quello che si puo' osservare e' che di norma con i prezzi dei bond americani in crescita (e quindi i tassi in calo) il cambio dollaro yen scende (il dollaro si indebolisce). In una fase del ciclo come quella attuale, dove l'espansione economia e' ritenuta "matura", dove cioe' e' piu' probabile che il prossimo cambiamento rilevante sara' una diminuzione del tasso di crescita dell'economia, come gia' detto la tendenza e' quella di anticipare tassi piu' bassi con la conseguenza finale che il dollaro si indebolisce rispetto allo yen.

Inutile nascondersi dietro un dito, l'espansione negli Usa dura da 10 anni, un periodo eccezionalmente lungo, e qualche segnale che questa fase sia ormai agli sgoccioli sta gia' emergendo. L'ultimo dato sul Pil trimestrale ad esempio ha mostrato una crescita del 2,1%, battendo le attese che erano ferme alla forchetta tra l'1,8% e il 2%, ma si e' dimostrato in rallentamento rispetto al dato del primo quarto di un +3,1%. Gli investimenti delle aziende, per la prima volta dal 2016, le esportazioni sono scese del 5,2%, a tenere e' la spesa dei consumatori, che da sola conta per i 3/4 del Pil, ma che e' legata a doppio filo con l'andamento del mercato del lavoro, che proprio nei dati piu' recenti ha mostrato una frenata rispetto al passato.