Dow Jones, il muro dei 24000 punti non salta, tutti negativi i dati macro. Il Dow Jones ha toccato un massimo giovedi' a 23885 punti, a stretto contatto con il 50% di ritracciamento del ribasso dal top di febbraio, resistenza gia' toccata numerose volte dal 9 aprile.

Senza la rottura decisa del 50% di ritracciamento il rimbalzo non perdera' i connotati di correzione, quindi di reazione temporanea alla precedente discesa, e rimarra' alto il rischio di vedere ripartire con forza il ribasso. Un rischio che diverrebbe comunque concreto solo sotto i 23000 punti.

Oltre area 24000 invece ci sarebbero altri 1200/1300 punti circa di rialzo prima di incontrare altri ostacoli rilevanti.

I dati macro di oggi sono stati tutti negativi, e questo era scontato, ma anche tutti inferiori alle attese, gia' molto basse. La vendite di nuove abitazioni a marzo e' scesa a 627 mila unita' da 741 mila R (atteso 645 mila), l'indice Markit PMI manifatturiero preliminare di aprile e' sceso a 36,9 punti da 48,5 punti (atteso 38), l'indice Markit PMI servizi preliminare ad aprile e' stato calcolato a 27 punti da 39,8 punti (atteso 31,5), l'indice totale e' sceso a 27,4 dai 40,9 punti di marzo (il maggior declino mensile da quando e' iniziato il calcolo dell'indice nel 2009), le nuove richieste settimanali dei sussidi di disoccupazione sono state di 4,427 milioni unita' da 5,237 milioni della settimana precedente (atteso 4,200 milioni), il totale delle ultime 5 settimane ha superato i 26 milioni di richieste.

Secondo JPMorgan il tasso di disoccupazione tocchera' il 20% nel mese di aprile, non lontano dal 24,9% visto solo quasi un secolo fa durante la "Great Depression". A un livello di disoccupazione cosi' elevato dovrebbe corrispondere, sempre secondo JPMorgan, un calo del Pil del 35%/40% nel secondo trimestre.

In parte queste indicazioni negative sono state compensate dal rimbalzo del prezzo del greggio, il Wti e' salito del 33% a 18,25 dollari circa, le esternazioni di Trump contro l'Iran (in caso di fastidi da parte della marina iraniana quella statunitense ha l'ordine di "shoot down and destroy") hanno fatto salire la tensione in Medio Oriente e di conseguenza il timore (che in questo caso e' una speranza) di riduzione della disponibilita' di greggio.

Il peso del comparto energy sul totale dello S&P500 e' attualmente molto ridotto, solo del 3% circa, quindi l'effetto di eventuali, probabili a questo punto, profit warning da parte delle aziende del settore potrebbe essere relativamente ridotto sull'intero mercato azionario. Diverso e' il discorso relativo all'indebitamento, in questo caso quello del comparto dell'energia rappresenta il 9% del totale nell'ambito degli indici US High Grade e High Yield. C'e' pero' da dire che la Fed si e' gia' attivata per venire incontro alle difficolta' di finanziamento che potrebbero emergere, recentemente infatti ha comunicato che a certe condizioni potra' comprare anche bond high yield per sostenere il mercato.

A frenare il rialzo dei mercati e' stata anche la notizia che il farmaco prodotto da Gilead, il remdesivir, in realta' non si e' dimostrato efficace contro il Covid-19 come era stato invece recentemente ipotizzato. Il Financial Times rivela infatti che il farmaco "Ha fallito nella sua prima sperimentazione clinica randomizzata e ha deluso scienziati e investitori che nutrivano grandi speranze".

Il risultato del test e' stato pubblicato per errore sul sito dell'Organizzazione mondiale della Sanita', infatti il documento era ancora in fase di revisione. Gilead da parte sua ha dichiarato che lo studio ha poca validita' perche' sarebbe stato sospeso in anticipo per via della bassa partecipazione allo stesso, ma ormai il danno era stato fatto (il titolo ha perso il 4,34% a 77,78 dollari ma e' sceso fino a 74,40 dollari).

(AM - www.ftaonline.com)