Guardando alle elezioni europee dal punto di vista dei mercati azionari si potrebbe dire “tanto rumore per nulla”. Né l’attesa pre-elettorale, né i risultati post-urne hanno portato a grandi movimenti dei listini della zona euro. Nelle ultime due settimane, infatti, l’indice Morningstar Eurozone NR è rimasto sostanzialmente invariato.

Evoluzione dell’indice Morningstar Eurozone NR da inizio anno

Dati in euro al 6 giugno 2019. Fonte: Morningstar Direct.

“Aver superato le elezioni, di per sé, dovrebbe rimuovere una fonte di incertezza. Tuttavia, il nostro punto di vista è che Brexit e le relazioni commerciali Usa-Cina rappresentino un rischio ancora forte per il sentiment in Europa: si tratta di due incertezze che non sono ancora state risolte”, si legge in una nota a cura di di Didier Borowski a Tristan Perrier, rispettivamente responsabile della ricerca macroeconomica e senior economist di Amundi. “Riteniamo ci siano ancora buone opportunità nei comparti più ciclici delle azioni europee. In particolare, le società più esposte all’economia domestica dovrebbero trarre beneficio da una stabilizzazione degli indicatori economici e da una potenziale ripresa nel secondo semestre”.

La ripresa economica, seppur non spettacolare, è stata in parte certificata dalla Banca centrale europea, almeno per l’anno in corso. Francoforte ha infatti rivisto al rialzo le stime sull’inflazione (1,3%) e la crescita economica della zona euro per il 2019 (all’1,2% contro il precedente 1,1%), mentre si prevede un ribasso per il 2020 (crescita Pil e inflazione a 1,4%, contro l’1,6% precedentemente annunciato).