La protezione dei bond unita alla possibilità di sfruttare i rialzi dei mercati azionari. Sono queste, in estrema sintesi, le caratteristiche delle obbligazioni convertibili. Si tratta di titoli che si trovano in posizione intermedia tra gli obbligazionari e gli azionari. Il loro possessore ha la facoltà di decidere se rimanere creditore della società emittente per tutta la durata del prestito oppure se, in determinati periodi, convertire il proprio status da creditore a azionista sulla base di un rapporto di cambio predeterminato nel regolamento di emissione.

Cosa è un’obbligazione convertibile

Gli elementi descrittivi di questi strumenti sono quattro: 1) il metodo di conversione: diretto (qualora le azioni di compendio siano dello stesso emittente delle obbligazioni), o indiretto (qualora le azioni di compendio siano emesse da una società diversa dall'emittente delle obbligazioni); 2) il prezzo di conversione (o rapporto di conversione), che esprime il numero di azioni ottenibili per ogni obbligazione; 3) il periodo di conversione, che rappresenta il periodo (o i periodi) a partire dal quale è possibile chiedere la conversione. La facoltà di conversione rappresenta un'opzione che viene implicitamente venduta dall'emittente al sottoscrittore. A fronte di questo, l'obbligazionista percepisce un rendimento calcolato in funzione di un tasso nominale inferiore a quello di un'obbligazione ordinaria di pari caratteristiche, poiché tale differenza risulta esere il premio dell'opzione. Le obbligazioni convertibili non possono essere emesse a un prezzo inferiore al valore nominale e devono essere offerte in opzione ai soci.