Secondo il vicepresidente, la Germania ha abbastanza margine fiscale per rispondere a una eventuale recessione economica, inoltre la BCE può sempre tornare sui propri passi e aumentare il grado di accomodamento monetario se necessario. L'impressione e' che la Bce non prenda in considerazione una nuova drastica frenata della crescita, ma piuttosto preveda una sua stabilizzazione. Con queste prospettive Mario Draghi troverà notevoli ostacoli ad un nuovo importante piano di stimoli annunciati.

I mercati stanno iniziando a pensare che il governatore possa riuscire ad ottenere solo un intervento moderato, compatibile con uno scenario debole ma non di vera e proprio recessione, una prospettiva che di certo non avvantaggia l'Italia, che invece ha bisogno di una grossa boccata di ossigeno per rimettersi in moto. Il bollettino della Bce ha segnalato infatti anche che alcuni paesi della zona euro gravati da un elevato debito, tra i quali anche l'Italia, non sono riusciti a ridurre il disavanzo strutturale.

Non e' un caso che lo spread con il Bund sia risalito recentemente in area 270 punti base. Tutte le volte che lo spread sale le banche italiane soffrono, hanno infatti molti bond in pancia, e dato l'elevato peso specifico del comparto bancario all'interno del nostro listino, le loro difficolta' pesano sull'intera borsa. Una idea della gravita' della situazione viene fornita dallo spread tra il debito italiano e quello greco con scadenza a 10 anni, che si e' ridotto recentemente a 65 punti base circa, ai minimi degli ultimi 10 anni circa. Il debito italiano, ormai a 2320 miliardi di euro, vale da solo 1/4 circa di quello dell'intera area euro, e' quasi il doppio di quello spagnolo (1173 miliardi), e in rapporto al Pil e' al 132,2% contro il 61% della Germania e il 100% circa di Francia e Spagna.