Dopo un avvio di seduta in sordina per Wall Street, solo il Dow Jones Industrial Average venerdì è riuscito ad accelerare i suoi guadagni chiudendo in rialzo dello 0,38% per tornare sopra i 25.000 punti per la prima volta in oltre un mese (l'indice si è alla fine attestato 25.019,41 punti). Restano invece vicini alla parità S&P 500 e Nasdaq Composite, apprezzatisi dello 0,11% e dello 0,03% rispettivamente (a 2.801,31 e 7.825,98 punti). In ogni caso anche per l'S&P 500, in progresso per la seconda ottava consecutiva, c'è stato il superamento di una soglia psicologica: quei 2.800 punti che l'indice non vedeva da marzo. E, nonostante una performance sostanzialmente piatta, il Nasdaq ha chiuso su un nuovo record. Performance arrivate a fronte di un dollaro in lieve declino e al parallelo calo al 2,83% del rendimento dei Treasury a dieci anni (la curva tra biennali e decennali è scesa in giornata sotto quota 25 punti base per la prima volta dal 9 agosto 2007). La guerra commerciale di Donald Trump resta per il momento in secondo piano, anche se è stata ben presente nei dati macroeconomici: l'indice della fiducia della University of Michigan si è attestato infatti in luglio a 97,1 punti, sui minimi da gennaio e contro i 98,2 punti del consensus di MarketWatch.

Il tema clou della seduta è stato l'avvio della tornata di trimestrali, in particolare per i big finanziari. Come atteso i risultati non si sono rilevati negativi, complessivamente i profitti crescono, e non di poco, ma in gran parte grazie ai benefici fiscali. Jp Morgan Chase ha battuto le attese del mercato ma alla fine ha perso lo 0,46% (comunque tra i peggiori titoli del Dow Jones), seguendo la tendenza del comparto. Wells Fargo ha recuperato dal crollo iniziale del 4% (in chiusura la flessione si è limitata all'1,20%), dopo che la banca di San Francisco aveva evidenziato ancora il peso sui suoi conti dello scandalo del cosiddetto cross-selling. La più colpita è stata Citigroup, in calo del 2,20% con una delle peggiori performance dell'S&P 500. Il settore Financials nel suo complesso si è deprezzato dello 0,46% ma il declino più netto tra gli undici sottoindici dell'S&P 500 è stato lo 0,75% di Telecom, in scia alla flessione dell'1,74% di At&t, dopo che che gli analisti di Raymond James hanno peggiorato da outperform a market perform il giudizio sul titolo dell'ex monopolista telefonico Usa in scia all'annuncio dello U.S. Department of Justice di volere ricorrere in appello contro la propria sentenza di giugno, in cui veniva dato il via libera all'acquisizione da oltre 80 miliardi di dollari di Time Warner. Peggiore performer del Nasdaq 100 (e secondo dell'S&P 500 alle spalle di Mattel, in calo del 4,36%) è stata Netflix, che ha chiuso con un crollo del 4,28% dopo che Bryan Kraft, analista di Deutsche Bank, pur mantenendo il giudizio buy sul titolo ha predicato prudenza in vista della trimestrale che il pioniere dello streaming comunicherà in serata.