“Il declino del patrimonio degli Etf sintetici è largamente spiegato dalla preferenza degli investitori per strutture semplici e percepite meno rischiose”, spiega Hortense Bioy, direttore della ricerca sulle strategie passive e sostenibili di Morningstar. Ma negli ultimi anni, qualcosa è cambiato. “Ad esempio, molti si sono accorti che il metodo basato su swap offre un vantaggio di performance rispetto a quello fisico sul mercato azionario principale americano (indici S&P500 e Msci Usa)”, continua Bioy, “perché si evita di pagare la ritenuta fiscale sui dividendi”.

Un’industria concentrata

Nonostante l’espansione, il mercato degli Etf resta concentrato con i primi tre emittenti che controllano circa i due terzi degli asset. In particolare, iShares rimane al primo posto, anche se la sua quota è scesa dal 46,4 al 44,6% in due anni. Secondo è Xtrackers, la cui fetta è passata dal 9,8 all’11%, in parte grazie al consolidamento tra la divisione degli Etf e quella degli Etc (i prodotti specializzati sulle materie prime). Terzo è Lyxor, sceso dal 9,3 all’8,4%.

L’ultimo biennio è stato caratterizzato da una serie di operazioni di fusione e acquisizione. La principale è stata l’integrazione di Source in Invesco a metà 2017, che ha permesso a quest’ultimo di entrare nella Top 10 degli operatori in Europa. Le nozze con Etf Securities, invece, hanno dato la possibilità a WisdomTree di diventare un player dominante nel segmento delle commodity. Un altro grande operatore dei fondi indicizzati, Legal&General, ha debuttato con una gamma di Etf core azionari, dopo aver comprato Canvas da Etf Securities nel 2017.