Pur ammettendo di comprendere la facile reazione emotiva alle difficoltà di dialogo con l'Europa su una misura congiunta di reazione, Carlo Cottarelli, economista oggi all'Osservatorio sui conti pubblici dell'Università Cattolica, ha espresso un'opinione in qualche modo eterodossa sullo sviluppo della crisi attuale, che rischia di mandare in frantumi l'Unione Europea.

"L'Italia non può farcela da sola", afferma in un articolo su La Stampa del 28 marzo 2020 e, se anche riconosce l'imperiosa necessità del Paese di fare nuovo deficit e nuovo debito in questa emergenza. In questo contesto sfidante, secondo Cottarelli, la Commissione Ue, con un bilancio dell'1% del Pil UE, ha le mani legate e il Consiglio Europeo ha mostrato la resistenza di diversi Paesi del Nord Europa a introdurre strumenti di debito comune.
L'Italia che ragiona su un'uscita dall'Europa però, secondo Cottarelli, deve guardarsi dall'avvio di "una bella crisi finanziaria nel momento peggiore".

Cottarelli ricorda inoltre l'intervento importante della BCE che con i nuovi interventi in pratica comprerà almeno 220 miliardi di euro di debito pubblico italiano (oltre il 12% del nostro Pil) da qui alla fine dell'anno e già con le sue dichiarazione ha rimesso sotto controllo lo spread.
La Bce ha inoltre dato la propria disponibilità a ulteriori acquisti e quindi l'Europa su questo fronte ci sta aiutando, anche perché la Bce decide a maggioranza laddove strumenti come il MES senza condizionalità o l'emissione di eurobond richiederebbe alle istituzioni UE una unanimità che al momento è ben distante dal pur largo fronte che unisce nove Paesi, come Francia, Spagna e Italia, nella richiesta di nuovi strumenti di debito comune.

(GD - www.ftaonline.com)