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L'evento clou del G20 di Buenos Aires è stato l'incontro amargine tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping. I due hannoraggiunto un accordo bilaterale il cui primo effetto sarà il rinvio delprevisto aumento delle tariffe commerciali su 200 miliardi di dollari di mercimade in China. Il rincaro (dall'attuale 10% al 25%) era originariamenteprevisto per l'inizio del 2019 ma Trump ha accettato di prorogarlo per 90giorni. Periodo in cui Usa e Cina lavoreranno a un vero e proprio accordo chepossa davvero archiviare la guerra commerciale. Il piano riguarderà iltrasferimento forzato di tecnologia, la protezione della proprietàintellettuale, ciberintrusioni e furti informatici, servizi e agricoltura.Pechino da parte sua si è impegnata ad acquistare una quantità "molto consistente"di prodotti agricoli, energetici e industriali made in Usa. I negoziatitoccheranno anche l'acquisizione di Nxp Semiconductors da parte di Qualcomm:l'operazione, approvata dalle autorità di Usa e Ue, era stata cancellata inluglio da Qualcomm dopo lo stop imposto dai regolatori di Pechino. La CasaBianca ha sottolineato che nel caso al termine dei 90 giorni non venisseraggiunto un accordo definitivo i nuovi dazi sulle merci cinesi entrerebbero invigore come anticipato.

L'effetto dell'accordo siglato sabato a Buenos Aires daDonald Trump e dal presidente cinese Xi Jinping si è però esaurito presto, dopoil forte rialzo del 3 dicembre infatti i mercati hanno iniziato a farsi alcunedomande scomode alle quali evidentemente stanno ancora cercando risposta. Gliinvestitori iniziano a valutare l'effettiva possibilità di successo deinegoziati tra Washington e Pechino nei 90 giorni di proroga all'aumento deidazi annunciati da Trump. A contribuire al clima depressivo l'ulterioreriduzione della curva dei rendimenti tra i Treasury Usa biennali e decennali,scesa lunedì sui minimi dal luglio 2007. I decennali sono al 2,95%, i minimidegli ultimi 2 anni e mezzo, e lo spread tra i 10 e i 2 anni è ai minimi dal2007. Addirittura su alcune scadenze la curva dei tassi risulta invertita (comenel caso del differenziale tra i titoli governativi a 3 e a 5 anni, che ènegativo), una condizione che spesso anticipa l'avvio di una vera e propriarecessione. Certo, un peggioramento potrà anche essere prevedibile ma di certonon sarà immediato, l'ISM manifatturiero Usa è infatti salito a novembre a 59,3punti dai 57,7 punti registrati a ottobre (atteso 57,6 punti), quindi peradesso ancora ci sono delle crepe in alcuni comparti, come l'immobiliare, ma ilsistema nel suo complesso ancora tiene, ma si sa che i mercati guardano sempreavanti cercando di anticipare gli eventi.