Oggi, dopo la chiusura di Wall Street, verrà comunicato il giudizio di Standard & Poor's su Italia e Grecia, inoltre Dbrs si esprimerà sulla Francia, mentre Regno Unito si pronunceranno Standard & Poor's e Fitch. A ottobre Standard & Poor's aveva confermato il giudizio "BBB" sull'Italia ma rivisto l'outlook da stabile a negativo. Non e' detto che effettivamente gia' in questa occasione arrivi la bocciatura, e' passato forse troppo poco tempo dalla revisione dell'outlook, ma i mercati sembrano gia' avere ampiamente scontato questa eventualita'. Il deterioramento del contesto economico domestico e internazionale di certo non ha aiutato a migliorare le prospettive dell'Italia. L'Istat ha rivisto il dato sulla crescita congiunturale del Pil italiano relativa al quarto trimestre 2018 portandola a -0,1%, confermando quindi che l'Italia è entrata in una fase di recessione tecnica dopo il -0,1% con il quale era stato archiviato il terzo trimestre. La stima per il primo trimestre del 2019 verrà resa nota martedì prossimo. Anche in caso di perdita di un "notch", di un gradino nel rating, l' Italia resterebbe comunque al di sopra del giudizio riservato al credito di tipo speculativo, non investment grade, e per quello che riguarda i rapporti con la Bce non cambierebbe nulla, non basta infatti che una agenzia faccia scendere il giudizio a livello di "junk", e' necessario che tutte le principali si allineino sullo stesso valore prima che la banca centrale sia costretta a smettere di comprare le obbligazioni italiane. Che i mercati diano per scontato il taglio, magari non in questa occasione, del rating lo dimostra la notevole differenza tra lo spread con il Bund tedesco di Italia e Portogallo, che attualmente hanno la stessa valutazione BBB: lo spread italiano e' attualmente a 261 punti base, quello portoghese a 116 circa, una differenza che puo' essere spiegata solo con le attese di una diversa dinamica, in miglioramento per il Portogallo e in peggioramento per l'Italia. Alla luce di questi numeri e' quindi del tutto possibile che una eventuale bocciatura dell'Italia avra' piu' risonanza sul piano mediatico che su quello delle quotazioni dei bond e della borsa. Il vero punto cruciale, come ha sottolineato oggi Confindustria, e' piuttosto la mancanza di indicazioni all'interno del Def di come il governo intende procedere: nel quadro programmatico di finanza pubblica sono indicati gli obiettivi da raggiungere ma non viene detto quali politiche economiche saranno adottate per realizzarli. Solo in caso di aumento delle imposte indirette previsto nelle clausole di salvaguardia il deficit, stimato al 2,4% del Pil nel 2019, potrebbe scendere l'anno successivo al 2,1%, in caso contrario il deficit rischia di arrivare e superare il 3%. Ma l'attivazione delle clausole di salvaguardia, pur riducendo il deficit dello 0,9%, peserebbe sul Pil per lo 0,3%, condannando quindi l'Italia ad una fase prolungata di stagnazione o addirittura di recessione.