S&P500 in difficolta'. I mercati si stanno convincendo che per arrivare ad un accordo sui dazi tra Usa e Cina ci vorra' del tempo, forse fino alle elezioni presidenziali americane del prossimo anno, con il rischio che nel frattempo si palesi un accentuato rallentamento globale. Non e' un caso che molte banche centrali (recentemente quella neozelandese, quella indiana e quella tailandese), tra cui anche la stessa Fed, abbiano gia' preso in mano le forbici e cominciato o ricominciato a tagliare i tassi di interesse. I timori di rallentamento dell'economia hanno depresso i rendimenti dei bond e ne hanno fatto salire le quotazioni, e sono ormai in molti a pensare che presto anche le azioni saranno contagiate dallo stesso clima di sfiducia: il calo dei rendimenti delle obbligazioni annuncia una recessione. Le piu' colpite le banche, che quando i rendimenti calano vedono colpiti i profitti sui prestiti, ma anche il comparto dei semiconduttori, tipicamente cicloco, e' andato sotto pressione. L'S&P500 e' sceso fino a 2873,14 per poi terminare a 2882,70 punti, in calo dell'1,23%. Il ribasso ha ricoperto il gap rialzista dell'8 agosto con base a 2892 punti circa spingendosi anche al di sotto della trend line crescente disegnata dai minimi di dicembre (coincidente con la media esponenziale a 100 giorni), violata al ribasso una prima volta il 5 agosto, poi recuperata nelle ultime due sedute della scorsa ottava, ed ora nuovamente resistenza. Se i prezzi dovessero scendere al di sotto dei 2843 punti, dove transita la media esponenziale a 200 giorni, gia' testata il 5 e il 7 agosto, confermando la violazione del supporto in chiusura di seduta, diverrebbe probabile almeno il test di 2770, 38,2% di ritracciamento del rialzo dai minimi di dicembre (Fibonacci). Solo recuperi oltre area 2940 metterebbero a tacere il timore di nuovi ribassi prospettando un nuovo test di area 3000.