Incertezza sui dividendi italiani? Tassazioni troppo elevate su quelli esteri? Volatilità dell’azionario in aumento? A tutte queste domande si può cercare di rispondere con una strategia “income” basata sugli Etf azionari, che in qualche modo sono capaci di attenuare le esitazioni appena esposte. Attenuare ma non eliminare naturalmente! Con una diversificazione e magari un lento piano di acquisti il loro contenimento è comunque incrementabile di molto.

Dove trovare reddito

Escludendo gli Etf più aggressivi, quali quelli sulle società petrolifere Usa, con cui si può salire oltre l’8-10% annuo di “dividend yield”, in presenza tuttavia di sottostanti ipervolatili, è l’area euro ancora una volta a riservare i numeri migliori. Occorre tuttavia precisare che quelli indicati si riferiscono a quanto versato nel 2020 rispetto alle quotazioni in corso. Ci potrebbero quindi essere scostamenti nel corso del 2021. Proprio per questo motivo è consigliabile scegliere Etf a dividendi trimestrali o semestrali, in quanto evitano che una distribuzione troppo concentrata sia soggetta a maggiori variazioni. Il Lyxor Stoxx Europe Select Dividend 30 (Isin LU1812092168 – valuta euro) paga per esempio due volte l’anno. Già nel 2020 ha subito per la prima rata di luglio una decurtazione – da 0,81 euro del 2019 a 0,51 – mentre la seconda di dicembre è salita a 0,25 euro. Rispetto alla quotazione in corso si riscontra uno yield lordo del 4,9-5%, in presenza di una volatilità media di lungo periodo piuttosto bassa ma cresciuta inevitabilmente negli ultimi mesi. Non soddisfa il requisito della ripartizione dei dividendi l’Xtrackers S&P/Asx 200 (Isin LU0328474803 – valuta dollaro australiano), relativo nondimeno a un mercato molto attraente in termini di dividendi, quello della Borsa di Sydney. Qui si punta poi sulla variabilità di un cambio valutario dinamico, su cui però è consigliabile suddividere le entrate con quote spartite nel tempo. Lo yield in corso è sul 4,8-4,9%, con rimunerazione ad aprile, ma non si possono escludere novità per il 2021, dato che la pioggia di dividendi si sta annunciando in ottima tenuta nel contesto australiano, aiutato anche da normative fiscali favorevoli. Dal fronte Usa emerge invece una categoria di titoli particolari, quello delle cosiddette “preferred shares”, azioni a dividendo fisso. L’Invesco specifico su questo settore (Isin IE00BDVJF675 – valuta dollaro Usa) versa un 4,8% con rate stabili (da 0,22 a 0,23 Usd ogni trimestre), proprio per la tipologia di sottostanti, in fase di indebolimento però negli ultimi tempi dal punto di vista delle quotazioni.

E gli emergenti?

Potenzialmente in crescita saranno nei prossimi anni i dividendi pagati dalle azioni degli “emerging markets”. Cominciare quindi a pianificare in quest’ambito potrà portare buoni risultati, sebbene negli ultimi tempi gli asset di tale tipo siano diventati più cari, complice il boom dei mercati asiatici. L’Invesco emerging high dividend low volatility (Isin IE00BYYXBF44) distribuisce ogni trimestre e ha già risentito nel 2020 dell’effetto Covid, con un taglio delle rate di settembre e dicembre. Se la pandemia si attenuasse potrebbero arrivare rialzi degli importi versati. Un valore medio stimabile in base al passato si colloca sul 5%, non poco superiore rispetto al 4% circa attuale. Il WisdomTree Emerging Markets Equity Income (Isin IE00BQQ3Q067 – valuta Usd) è pure allineato al 4%, in presenza però di un aumento di volatilità delle quotazioni. Ed è proprio da questa variabile che verranno novità a medio termine sull’intero fronte dei “dividend yield”. Acquisti mirati su prezzi più bassi degli attuali per quasi tutti gli Etf citati potrebbero migliorare e non di poco la redditività, penalizzata in parte dalle difficoltà dell’economia a livello globale e in parte dalla ripresa dei mercati gonfiati dalle Banche centrali. Il quadro è quindi in piena evoluzione e va seguito con attenzione.