Per chi decide di avvalersi dell'opportunità di presentare il modello 730 precompilato per la dichiarazione dei redditi, ci sono alcune regole da rispettare, e alcuni dati fondamentali da controllare per accertarsi di non aver commesso errori.

In generale, come avevamo anche già indicato in questo articolo sulla presentazione del 730, in seguito all'apertura delle procedure online, l'invio della dichiarazione in questa modalità potrebbe sembrare una procedura semplice ma non è proprio così.

Infatti oltre al controllo dei dati già presenti perchè automaticamente inseriti da agenzia delle entrate occorre anche spesso inserirne altri manualmente.

Apparentemente infatti sembrerebbe tutto già pronto, visto che il fisco rileva in automatico la maggior parte dei dati. Ma una grande percentuale di dichiarazioni precompilate presenti online, non può essere accettata così come è, e va modificata prima dell'invio.

Spesso i dati mancanti ancora da inserire si riferiscono a spese detraibili non rilevate in automatico.

In minore quantità ma anche frequente è il dover correggere la parte del conteggio dei giorni lavorati quando c'è la presenza di più certificazioni uniche o dei dati esatti del sostituto di imposta. Oltre al fatto di dover comunque controllare e confrontare attentamente tutto ciò che risulta già presente.

Perchè l'agenzia delle entrate non è esente dal commettere errori ed omissioni che potrebbero anche costare caro ai contribuenti. Quindi per sfruttare al meglio tutte le detrazioni e ricevere correttamente i rimborsi bisogna prima accertarsi che tutto sia stato calcolato nel modo giusto. E andare a modificare manualmente la dichiarazione quando si ritiene che ci sia una mancanza o difformità. Ecco i 5 consigli per farlo al meglio.

Controllare e confrontare le ricevute delle spese mediche detraibili

Quando si accede alla dichiarazione precompilata, si può notare che l'agenzia delle entrate avrà già inserito automaticamente i dati delle spese mediche detraibili e calcolato di conseguenza l'eventuale rimborso che spetta al contribuente. Qui si verificano già i primi problemi.

Ogni anno infatti sono molte le segnalazioni di incongruenze tra quanto rilevato dal fisco e quanto invece il contribuente crede di poter scaricare. L'errore non è sempre a carico dell'agenzia entrate ma dei singoli soggetti presso i quali si è effettuata la spesa che probabilmente non hanno correttamente inviato la documentazione al sistema tessera sanitaria e poi all'ente fiscale.

Le spese sanitarie possono essere portate in detrazione al 19% per la spese che eccede la franchigia di 129,11 euro.

Quest'anno c'è da considerare il fatto che alcune di queste spese se effettuate in contanti non sono più valide ai fini della detrazione. Parliamo delle visite specialistiche effettuate privatamente in strutture non accreditate con il SSN o ambulatori privati . Il classico esempio può essere un intervento effettuato dal dentista o la visita dal veterinario.

La legge di riferimento è quella di Bilancio del 2020, ed il problema sta interessando moltissimi contribuenti. Soprattutto gli anziani meno abituati all'uso dei mezzi di pagamento elettronici, che purtroppo perdono il diritto alle detrazioni, spesso senza saperlo.

Per capire meglio come funziona il nuovo sistema dei pagamenti tracciabili, consigliamo anche la visione del video YouTube, nel quale la consulente del lavoro Caterina Rulfin spiega come funzionano le detrazioni sanitarie nel 730.

Per le spese sostenute per l'acquisto di farmaci invece può ancora essere fornito anche solo lo scontrino che presenti il codice fiscale del contribuente con la dicitura "farmaco". Così anche per dispositivi medici riconosciuti a norma di legge.

Controllare tutte le voci di spesa che sono state rilevate in automatico da agenzia delle entrate e confrontarle con quelle realmente effettuate. Se dovesse mancare qualcosa sarà possibile inserirla manualmente.

Il sistema della precompilata online è molto intuitivo e non sarà complicato aggiungere le detrazioni spettanti. Ma occorre ricordare sempre di poter provare qualsiasi spesa aggiuntiva.

Infatti la documentazione necessaria come scontrini, ricevute, fatture comprese di prova tracciabile dei pagamenti, va conservata ai fini di eventuali controlli e chiarimenti. Il fisco potrà richiedere documenti fino ai successivi 5 anni dalla data di presentazione della dichiarazione.

Inserire correttamente detrazioni mutuo e affitto

Tra le voci da verificare c'è sicuramente la detrazione per le spese del mutuo. Queste in genere sono inviate all'agenzia delle entrate direttamente dalla banca quindi gli interessi passivi con relativa quota detraibile verranno inseriti nel precompilato.

Però è importante comunque confrontarle con i documenti che in genere vengono inviati dalla banca per gli utilizzi ai fini fiscali. Un problema diverso invece si potrebbe presentare nel caso sia stata effettuata una surroga del mutuo nel corso del 2020. Allora bisognerà verificare con attenzione che siano stati inseriti gli interessi di tutte e due le banche.

Il mutuo prima casa può essere detratto nella misura del 19% fino al massimo di 4.000 euro.

Per questo un'altra cosa da ricordare nel caso acquisto recente, di poter provare lo spostamento della residenza presso l'immobile acquistato. Pena la decadenza del diritto alle agevolazioni fiscali.

la stessa attenzione deve essere posta per le detrazioni affitto. Controllare esattamente quale spetta, visto che ne sono previste diverse in base all'età del contribuente e al tipo di contratto. Da verificare sempre sul sito dell'agenzia delle entrate sul proprio cassetto fiscale.

Per gli affitti recenti, quando il contratto è stato stipulato non per l'intero anno ricordarsi di inserire correttamente i giorni esatti per il ricalcolo delle detrazioni.

Perchè le cifre forfettarie delle detrazioni si riferiscono sempre ad un affitto di 365 giorni. Comunque prima di effettuare modifiche consigliamo di controllare la scheda dell'agenzia delle entrate relativa a tutte le agevolazioni fiscali sulla casa: mutuo, affitto, ristrutturazioni.

Attenzione a detrazioni figli e spese scolastiche

Le spese per l'istruzione e quelle per l'asilo nido dei figli a carico sono detraibili, sempre se pagate con mezzi tracciabili cashless. Il problema che si potrebbe presentare quest'anno però è che bisogna controllare attentamente il totale da riportare per il rimborso.

Infatti, visto che nel 2020 l'emergenza sanitaria ha imposto per lunghi periodi la chiusura delle attività, delle scuole e dei centri per l'infanzia, il rischio è quello di dichiarare quote di spesa che siano già state rimborsate ai genitori dagli istituti. Come ad esempio le quote per la mensa non utilizzate.

Bisogna fare attenzione anche si è richiesto ed ottenuto il bonus asilo nido Inps, automaticamente si decade dalla possibilità di detrarre le stesse spese nel modello 730.

Quindi è importante confrontare attentamente le cifre ed eventualmente scorporare le quote rimborsate per non rischiare sanzioni fiscali in seguito a controlli su detrazioni maggiorate che non spettavano.

Correggere i giorni di lavoro con doppia CU per non andare a debito

Un'operazione molto importante è quella di andare a correggere le giornate di lavoro quando il rapporto è stato a tempo determinato e per meno di un anno, e si sono alternati lavoro e Naspi o cassa integrazione pagata da Inps. Oppure quando si hanno più rapporti di lavoro e quindi si è in possesso di più certificazioni uniche, una per ogni azienda.

Questo è uno dei principali motivi per i quali il 730 precompilato risulta erroneamente a debito. A volte anche di importi elevati.

Ma con le giuste correzioni quasi sempre si risolve il problema. Le giornate lavorate possono essere trovate facilmente nella certificazione unica rilasciata dall'azienda o dall'Inps.

Con l'eccezione di due contratti di lavoro part time contemporanei per i quali non siano state correttamente effettuate le detrazioni da lavoro dipendente o quando con la somma dei due si superi lo scaglione irpef. Per cui bisognerà pagare la differenza al fisco.

Per questo però è consigliabile studiare la situazione preventivamente informando i datori di lavoro e necessariamente chiedere il conguaglio in busta paga ad uno solo dei due.

Controllare i dati del sostituto di imposta o l'iban per il rimborso

Ultimo step da ricordare per ricevere correttamente e eni tempi previsti il rimborso, che avviene circa un mese dopo la presentazione del modello 730 per i dipendenti con busta paga, e due mesi dopo per i pensionati, è quello di controllare che siano presenti i dati corretti dell'intestazione di chi opererà come sostituto di imposta. Cioè il soggetto fiscale che erogherà di fatto i soldi del rimborso dovuto alle detrazioni o che tratterrà le somme in caso di debito irpef.

Questo in genere quando si ha un solo rapporto di lavoro a tempo indeterminato in essere viene indicato in automatico nel modello precompilato. Non sempre è così però, pensiamo al caso in cui il contribuente abbia cambiato occupazione di recente, oppure quando si hanno indennità Inps in corso di pagamento che proseguiranno per il resto del 2021 e quindi si intende indicare l'Istituto di previdenza come sostituto.

Allora nel campo "Dati del sostituto che effettuerà il conguaglio" bisognerà scrivere l'anagrafica corretta. O barrare la casella a destra "mod.730 dipendenti senza sostituto" per scegliere di ricevere il rimborso tramite agenzia delle entrate.

Quest'ultima modalità va ricordato che congiuntamente bisogna andare ad inserire i propri dati bancari. Basta entrare nella propria area personale di fisconline e selezionare “La mia scrivania”, “Servizi per” - “Richiedere” - “Accredito rimborso ed altre somme su c/c” ed indicare l'iban di conto corrente intestato al contribuente sul quale si vuole ricevere il bonifico.

Alternativamente potrà essere inviato il pagamento tramite vaglia o bonifico domiciliato da ritirare presso gli sportelli postali. Sempre tenendo presente che il rimborso diretto dal fisco sarà pagato solitamente entro fine anno nel mese di dicembre. Dunque con tempi molto più lunghi rispetto a chi invece può sfruttare il sostituto di imposta.