Quando si parla di riforma fiscale il governo Draghi ha sempre qualche asso nella manica.

L’ultima proposta portata al tavolo delle discussioni punta a migliorare le posizioni di migliaia di contribuenti nei confronti del Fisco, ma anche a risolvere la questione dei debiti insoluti una volta per tutte.

Attraverso il taglio del rimborso 730, parte del credito d’imposta spettante a questi soggetti verrebbe utilizzato per compensare la parte di debito non ancora saldato.

Vediamo quali cambiamenti potrebbe portare l'approvazione di questa manovra e chi ne sarà interessato.

Rimborso 730: quando spetta e cosa succede in caso di debito?

Ogni anno, lavoratori autonomi e dipendenti sono tenuti a dichiarare i propri redditi da lavoro mediante la compilazione del modello 730.

Questo procedimento, seppur lungo e farraginoso, è fondamentale per poter calcolare le imposte da erogare successivamente allo Stato e per comprendere la propria posizione fiscale.

Nel migliore dei casi, è possibile che al termine di questa procedura si scopra addirittura di avere diritto ad un credito, figlio di deduzioni o detrazioni che non sono state fruite in busta paga o nel cedolino della pensione.

In questa situazione, quindi, si può veder tornare indietro una somma cospicua di denaro sotto forma di rimborso direttamente:

  • sul conto corrente
  • sulla busta paga
  • nel cedolino di pensione (qualora si abbia un sostituto d’imposta)

Normalmente, come spiega patronato.com:

“Il rimborso 730 2021 viene pagato al primo stipendio utile a partire dal mese successivo in cui il sostituto d’imposta riceve il prospetto di liquidazione [..] per i pensionati vale lo stesso principio: l’INPS procede all’erogazione a partire dal secondo mese successivo alla comunicazione del prospetto di liquidazione, un mese più tardi rispetto a quanto avvenga per i lavoratori”

Tale rimborso, si identifica a tutti gli effetti come un conguaglio fiscale a favore del lavoratore e si palesa quando ciò che viene versato supera di gran lunga quanto in realtà si doveva versare, o nell’ipotesi in cui si sia pagato più di quanto si doveva pagare nel corso dell’anno.

Per capire se se ne ha ha diritto o meno, si deve dare uno sguardo al proprio prospetto di liquidazione, ovvero quel documento contabile che tiene conto di tutti i redditi percepiti e delle imposte pagate.

In base al risultato finale di questo documento, l’Agenzia delle Entrate procede alla trasmissione dello stesso al datore di lavoro o all’ente pensionistico che andranno ad occuparsi di pagare il rimborso alla prima occasione utile.

Il video di Angelo Greco con la partecipazione del Dott.Paolo Florio, ci spiega come capire la dichiarazione dei redditi ed avere più dimestichezza con le parti che la compongono:

Se da un lato può accadere che il lavoratore abbia diritto ad un credito d’imposta, dall’altro è anche vero che spesso e volentieri, la situazione si ribalti al negativo e si trovi impelagato in debiti non ancora saldati.

In questo caso, il conguaglio che dovrebbe essere a suo favore si trasforma in risoluzione di quanto insoluto.

Tutto ciò che sarà tenuto a fare, sarà provvedere ad effettuare il versamento della somma direttamente al Fisco, prima di incorrere in procedimenti di riscossione poco piacevoli. 

Rimborso 730: cosa contiene la proposta di Draghi?

In piena discussione della nuova riforma fiscale, il governo Draghi ha voluto rincarare la dose ed aggiungere un’altra proposta: i tagli al rimborso 730.

L’idea di base sarebbe quella di rafforzare l’intero sistema di riscossione facendo sì che il Fisco trattenga parte del credito d’imposta spettante al lavoratore, solo nel caso in cui quest’ultimo abbia altri debiti attivi nei suoi confronti.

Questa strategia riguarderebbe  quei soggetti che, pur trovandosi in posizione di credito nella dichiarazione dei redditi, risulterebbero avere altri debiti insoluti.

Più semplicemente, potremmo dire che il lavoratore vedrebbe corrispondersi soltanto una parte del credito spettante poiché l’altra verrebbe indirizzata a coprire l’importo del debito presente.

Con la mancata ricezione di una parte di credito spettante, quindi, la posizione di debito potrebbe essere risolta grazie al meccanismo della compensazione diretta.

Tale meccanismo non andrebbe ad attivarsi per coloro che hanno rateizzato il pagamento del debito, né tantomeno a coloro che ne hanno ottenuto la sospensione.

Ovviamente, per verificare che vi sia la presenza di debiti iscritti a ruolo, il Fisco dovrà impegnare tutto il suo tempo nell’effettuazione di controlli incrociati.

Successivamente, sarà compito dell’Agenzia delle Entrate segnalare la pozione di debito del soggetto all’Agenzia delle Entrate e Riscossione, che gli chiederà la compensazione con il credito spettante.

La comunicazione inviata andrà a spiegare i tempi di riscossione e la cifra esatta del taglio del rimborso in base alla posizione che il soggetto ricopre. 

L'articolo di Valentina Simonetti spiega cosa potrebbe accadere al rimborso 730 nel caso in cui manchi la figura del sostituto d'imposta. 

Rimborso 730: cosa cambierà dal 2022?

Al momento, il taglio al rimborso 730 è una proposta abbastanza posticcia, ma qualora trovasse il modo di essere applicata, porterebbe grandi cambiamenti nella riforma fiscale e penalizzerebbe ogni cattivo pagatore.

Secondo quanto si evince dalle recenti indiscrezioni, a rimanere esclusi dal taglio rimborso 730 saranno solo i debiti fino a 100mila euro.

La compensazione diretta per i debiti iscritti a ruolo diventerà, di fatto, un procedimento automatico.

Spiega money.it:

“ Se questo meccanismo sarà approvato la persona che ha debiti potrebbe evitare procedure esecutive come i pignoramenti per recuperare il credito con Stato o enti locali”

Il debito insoluto, infatti, verrebbe sanato immediatamente, lasciando comunque attiva la ricezione della parte restante del credito d’imposta.

Facendo un esempio, se al lavoratore spettassero 700,00 euro di credito ma risultasse in possesso di un debito di 300,00 euro, dopo la risoluzione mediante taglio rimborso 730 gliene tornerebbero indietro 400,00!

Al contrario, se il lavoratore percepisse un rimborso minimo e l'importo del debito risultasse superiore, allora potrebbe non percepire nemmeno un euro!!!

Il tutto senza dover sudare al suo pensiero di vedersi pignorare la casa o essere sottoposto a procedure di riscossione più invasive.

Qualora vi fossero delle difformità o la procedura di taglio del rimborso 730 risulti inesatta nei confronti del soggetto, questi potrà difendersi dalla compensazione mediante l’apertura di un contraddittorio o affidandosi alla competenza di un giudice.

Con il contradittorio (chiamato "endoprocedimentale") il soggetto può far valere le proprie ragioni in merito alla questione del rimborso 730 entro 60 giorni dalla fine delle operazioni di controllo.

Può, allo stesso tempo, contrapporsi agli atti impositivi del Fisco e rendersi disponibile a qualsiasi attività di accertamento fiscale.

Se la proposta dovesse essere approvata, quindi, i contribuenti con qualche debituccio verrebbero graziati mentre i cattivi pagatori avrebbero un motivo in più per rimettersi in riga. 

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