Per chi vuole riaprire, in vista di una ipotetica zona gialla prevista per la fine del mese, si prospetta un’altra serie di adeguamenti a cui far fronte, tra cui anche quello di abolire contante all’interno dell’esercizio commerciale.  

No, non dall’interno territorio italiano in generale.  

Lo scambio di denaro tra una persona all’altra va bene al supermercato, in farmacia, dal parrucchiere, presso i centri estetici e ovviamente al tabaccaio per comprare le sigarette o giocare al grattaevinci.  

Ma al ristorante proprio no. Perché altrimenti la curva dei contagi da Covid-19 non scenderà. 

Ecco quanto sta riservando il Comitato Tecnico Scientifico ai ristoratori, in vista di una potenziale (assolutamente ancora incerta) riapertura dei loro locali

Passiamo al vaglio le varie ipotesi di nuove misure anti-contagio che gli operatori del settore potrebbero dover osservare a breve. 

Possibilità di abolire contante al ristorante: la polemica 

Continua la persecuzione nei confronti dei ristoratori italiani. Oltre alle mille peripezie da affrontare, all’adeguamento per quanto riguarda l’unica possibilità di lavorare (tra asporto e domicilio) fino a giungere ai costi onerosi da sostenere in prima persona, per quanto concerne la sanificazione degli ambienti, ecco l’ulteriore batosta. 

Tra zone rosse e rosso scuro, rinforzate e arancioni, l’unica certezza che i ristoratori hanno è che comunque non possono aprire nuovamente i battenti. Le regole parlano chiaro: indipendentemente da questi colori e quindi dai contagi, ad ogni modo non è possibile aprire le porte al pubblico. 

Ricordiamo infatti che soltanto in zona gialla è consentito il servizio fino alle 18, quindi inclusi il pranzo e un anticipato aperitivo (per inciso, una delle proposte avanzate è di chiudere alle 16, proprio per evitare l’aperitivo delle 17). 

Resta un mistero ad oggi ancora irrisolto il motivo per cui si possa, in zona gialla per l’appunto, servire un pasto a pranzo ma non alla sera, sempre nel limite e rispetto del coprifuoco imposto alle ore 22. 

Così come non si comprende la motivazione alla base del fatto che, chi dispone di tavoli all’aperto, ancora non possa riaprire senza restrizioni. A onor del vero quest’ultima probabile concessione è al vaglio dell’esame da parte del Cts, per quanto concerne la fine di questo mese di aprile 2021, complice, si spera almeno in questo, temperature più in linea con quella che è la primavera così come siamo soliti indicarla sul calendario. 

Sul web, e in particolar modo sui social media, impazza la polemica, soprattutto tra coloro che possono contare su un’entrata fissa mensile (che si tratti di stipendio, pensione o sussidio statale) o che lavorano da casa: è inconcepibile riaprire i ristoranti, meglio concentrare le proprie energie e proteste nel richiedere gli aiuti statali, preferibilmente “puntuali e adeguati” - sostengono. 

Ebbene dibattito che, a oltre un anno dallo scoppio della pandemia e alla luce della scarsità di liquidità fornita dallo Stato ai ristoratori e altri operatori del settore, appare alquanto sterile. Avendo buone ragioni di credere che i ristoratori meritino altro in questo momento di emergenza, che non profondere le loro energie nel richiedere, ergo implorare, un sussidio statale. 

Riapertura ristoranti, lo stop al contante e altre misure 

Ebbene, come in tanti altri sostengono, la “boccata di ossigeno” sta per arrivare. L’ennesima ipotesi di riapertura delle porte dei locali che, andrebbe sottolineato, non coincide necessariamente con l’arrivo di una flotta di clienti paganti e quindi di “ossigeno”. 

Per quanto riguarda la ripresa dell’attività lavorativa per i ristoratori da qui a un paio di settimane, c’è un’altra novità che si prospetta all’orizzonte. Abolire contante. L’ennesima conditio sine qua non che va ad aggiungersi a tutte le misure già imposte nonché ottemperate da parte di tutti coloro che lavorano nella ristorazione.  

Capienza ridotta, plexiglass, sanificazione, temperatura all’entrata, distanziamento, nome e cognome al tavolo (e la privacy?) per individuare l’untore il prima possibile, gel disinfettante, insomma tutto ciò che d’altronde ritroviamo ogni giorno sui mezzi pubblici e le metropolitane, nel momento in cui si riempiono e si svuotano ogni 10 minuti circa. 

Il tutto, si ipotizza, solo per i locali che hanno la possibilità di sistemare dei tavolini all’aperto. Anche questo punto verrà discusso e non è ancora confermato, anche perché si può solo immaginare fin da adesso quale possa essere la reazione di chi invece ha solo posti a sedere in sala. 

L’ulteriore misura preventiva per scongiurare il contagio da Covid-19 nei ristoranti, dovrebbe essere quello di rendere obbligatoria la prenotazione. In tal modo, si riuscirebbero ad evitare gli assembramenti, sia tra coloro che sono in fila per ordinare, sia per quelli che invece devono provvedere all’asporto in prima persona. Scaglionando invece le prenotazioni, si dovrebbe riuscire a garantire un sufficiente alternarsi dei clienti, senza che questi si incrocino in entrata o in uscita. 

A questo elenco, peraltro non esaustivo e pesantemente sanzionabile in caso di mancata ottemperanza, ora i ristoratori possono aggiungere anche il fatto di abolire contante.  

Le attuali misure restrittive dovrebbero rimanere in voga orientativamente fino al 25 aprile. Per quanto riguarda l’ultima settimana di aprile invece la prospettiva è quella di una riapertura dei locali, perlomeno a pranzo, per via della probabile estensione della zona gialla a più Regioni. 

Al vaglio del Cts c’è per l’appunto l’ipotesi di abolire contante per effettuare i pagamenti, demandando il tutto al pagamento elettronico o digitale. 

Considerando una pizza da 4 euro o una bibita da 2 euro o, nell’eventualità, un problema di connessione (che con la DAD dei ragazzi è all’ordine del giorno, visto il sovraccarico, quindi si ipotizza possa accadere a chiunque), ecco che si porrà anche il problema di quanto il gioco valga la candela. 

L’ulteriore sfida per i ristoratori sarà quella di trovare gestori con oneste commissioni da corrispondere su ogni singola transazione. E se, battendo lo scontrino fiscale per il cliente, non si riesce a eseguire la transazione elettronica? Si potrà sempre salutare il cliente che è già stato servito, augurandosi che torni per pagare magari l’indomani o che provveda a un bonifico bancario. 

Ovviamente resta il punto interrogativo per quanto concerne le consegne a domicilio: varcando la soglia del locale per giungere all’abitazione del cliente, l’abolire contante ha ancora validità oppure no? 

Quindi solo gli esercenti che saranno in grado di garantire pagamenti elettronici o digitali potranno sperare in una riapertura. Ovviamente il riferimento è non solo ai ristoranti ma in genere tutti gli esercizi in cui si somministrano cibi e bevande con consumo al tavolo, quindi anche bar e pizzerie ad esempio. 

Abolire contante, perché? 

Lo stop al contante, in maniera progressiva e in via definitiva, d’altronde ha già visto diverse misure prendere vita, proprio in coincidenza di questa pandemia. Dall’obbligo del POS fissato per il 1° luglio 2020 al cashback, dai limiti di prelievo allo sportello bancario fino ai vari sconti e detrazioni per chi usa la carta, le mosse del Governo per abolire contante si sono susseguite a ritmo incalzante. 

La ratio è quella di eliminare il fenomeno dell’evasione fiscale, manovra che però si auspica non ricada su chi, oltre ad aver sempre pagato le tasse e a continuare a farlo nonostante la pandemia, si ritrova anche con un supplemento di commissioni da corrispondere per ogni transazione eseguita.  

Abolire contante è dunque un nuovo costo per i ristoratori? 

Possiamo sin da ora immaginare che questi ultimi avranno molto più che una remora nell’aumentare il prezzo di vendita al consumatore finale, soprattutto in un periodo di crisi economica come quello che, ipotizzato e prospettato un anno fa nei dibatti televisivi, oggigiorno sta travolgendo tutti, riducendo i consumi all’osso.